<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645</id><updated>2011-07-31T01:14:44.152-07:00</updated><category term='stroncature'/><category term='storie'/><category term='trilogia della costiera'/><category term='poesia'/><category term='libri'/><category term='teatro'/><category term='autori'/><title type='text'>SIGURDIANATE</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>33</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-7809643256120121144</id><published>2010-06-02T10:38:00.000-07:00</published><updated>2010-06-02T10:44:19.527-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><title type='text'>Stella distante - Roberto Bolaño</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/TAaYRhBw9SI/AAAAAAAAAFM/IHI_0jVEw8M/s1600/stelladistante_big.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5478233423433757986" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 225px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/TAaYRhBw9SI/AAAAAAAAAFM/IHI_0jVEw8M/s320/stelladistante_big.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La lettura di Bolaño è stata multipla e parallela fin dall’inizio. Non posso di dire di aver iniziato a leggerlo partendo da un solo suo libro. Mi hanno sempre circondato numerose sue pagine, e la sua lettura è venuta sotto assedio per un motivo ben preciso: la sua profonda, pur se dispiegata nei dialetti più impensabili della sua coscienza, dicevo, la sua profonda unitarietà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bolaño è un campione del travestimento e se devo pensare a un’immagine che renda giustizia al nostro incontro, ripenso alla famosa leggenda sulla nascita del Buddha che, sotto forma di elefante a sei zanne, con il corpo del colore della neve, entrò in sogno dentro la madre, la regina Maya, trapassandole il fianco. Destatasi dal sogno la regina non ebbe né dolori né peso, ma si sentì leggera. La mostruosità dell’immagine religiosa può essere attenuata dalla sua valenza simbolica, ma io non voglio attenuare nulla. La carica di Bolaño, impetuosa e sanguigna, desolatamente e poeticamente latinoamericana, è paragonabile alla forza di un elefante maestoso che ti entra nel fianco. Ma il dettaglio onirico e la levità e parimenti la dolcezza sono caratteristiche che non si possono ignorare leggendo il cileno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ho scelto, come i tipi della Sellerio, di commentare “Estrella distante”, perché oltre che essere un bell’esempio della sua scrittura, di quelli nitidi e atroci che fecero la sua fama entro breve tempo, è anche un invito alle generazioni, è romanzo peregrino selvaggio puberale. E’ fatto, per riprendere un’immagine danzante del glorioso bardo, della stessa fattura e stoffa dei sogni, così come lo sono i versi che vengono vergati nei cieli dal protagonista diabolico di queste pagine, Carlos Wieder (Wieder significa “di nuovo” perché il personaggio è ripreso da un precedente libro di Bolano, “La letteratura nazista in America”, di cui Stella distante è il fratello siamese, quello più rapido, quello meno grasso e che non ha mole ingombrante, come ha detto lo stesso autore). &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Poeta, assassino, macabro fotografo, regista di film hard core e snuff movie, e appunto aviatore e sky-writer. Personaggio decisamente impensabile per un gioco come quello delle identità di Frizzi, Wieder è generato da un incubo e come tutti gli incubi è generatore di altri incubi che scendono giù, martellanti come una grandine, sul nostro inconscio collettivo. Wieder è sulla bocca di tutti, tutti lo ammirano lo cercano lo acclamano, ma egli è avventato, vola alto nei cieli, è artefice di giochi crudeli, incurante del pericolo e dei comandi della torre di controllo, cerca di assottigliare il baratro che esiste tra noi e la poesia. Si lascia trasportare nei cieli dalle brezze che animano la scrittura di Bolaño. E mai come prima sono risuonati i versi che Hölderlin scrisse facendo risplendere una della nostre sere: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Oh bevi brezze d’Oriente&lt;/em&gt; ( si riferisce alla terra e in tedesco è ancora più bello, O trinke Morgenlüfte…, quell’Oriente che Bolaño amava e si auspicava), &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;finché tu sia schiusa e nomina ciò che ti sta innanzi. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non può più a lungo restare &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Segreto l’impronunciato. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e poi dice: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ma dove più traboccante che limpide fonti &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;l’oro e più grave s’è fatta l’ira del cielo &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;deve tra giorno e notte &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;infine apparire il vero. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Tre volte trascrivilo, ma pure non detto com’è ora &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;deve, oh innocente, restare.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La ricerca di Wieder è davvero straniante. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nessuno sa dove sia non perché manchino i testimoni, ma perché manca l’accusa. Nessuno si cura di lui, il Cile lo dimentica, la sua storia diventa marginale, periferica e crepuscolare. Proprio quando il plauso mondano sembra averlo tradito, ecco che la vera letteratura sembra interessarsi a lui. E il taglio poliziesco degli ultimi capitoli, omaggio a quel b-side che Bolaño ha scrupolosamente indagato nella sua carriera ahinoi decennale, acquista una sua collocazione estremamente fisica e dirompente. Bolaño ridona al giallo la sfumatura metafisica con cui è entrato nel regno letterario; gustiamo il prodotto, ci viene l’acquolina, ci mettiamo inconsapevoli alla ricerca del male, quello assoluto, l’antagonista. Colui che si oppone alla copula e all’amore. Che fa gravare sulla terra mistificazione e abbandono, che moltiplica con convinzione l’infelicità. Dice la grande Szymborska, in una splendida lirica, che l’amore felice non ha mai popolato la terra, che è uno scandalo nelle alte sfere della vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Leggendo Stella distante, con la claustrofobia che ci perseguita, perché il confine tra la vita e la morte non è la gioia ma il terrore, la Szymborska sembra avere ragione, ogni tentativo di felicità è solo fallimentare. Cercando e tentando tuttavia di scovare tra i monti, le geografie, i mari, il poeta-aviatore, simbolo del male sfuggente, Bolaño ci suggerisce forse un percorso contrario, meno clamoroso, ma più appagante: la ricerca della felicità, o meglio, della serenità, o meglio ancora della quiete, laida e dispersa nei monti della solitudine e della paura. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-7809643256120121144?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/7809643256120121144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/06/stella-distante-roberto-bolano.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7809643256120121144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7809643256120121144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/06/stella-distante-roberto-bolano.html' title='Stella distante - Roberto Bolaño'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/TAaYRhBw9SI/AAAAAAAAAFM/IHI_0jVEw8M/s72-c/stelladistante_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1820629511765712386</id><published>2010-04-20T07:16:00.000-07:00</published><updated>2010-04-25T08:37:56.314-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><title type='text'>Le braci - Sandor Marai</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/S823tOAYBKI/AAAAAAAAAFE/5BdZB33rl00/s1600/Marai_-_Le_braci.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462223910551946402" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 317px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/S823tOAYBKI/AAAAAAAAAFE/5BdZB33rl00/s320/Marai_-_Le_braci.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ho letto, non senza curiosità, il libro di Sandor Marai, autore riscoperto negli ultimi anni e tenuto al bando nel proprio paese per un periodo più o meno simile a quello in cui il protagonista delle 'braci' cova il suo desiderio di vendetta.&lt;br /&gt;La storia è quella di un amore diviso tra due fuochi amici. Si tenterà di risolverla in una sola notte sinistra in un castello alle falde dei Carpazi, in un' atmosfera che risente di una certa influenza gotica, cara ai romantici.&lt;br /&gt;Io ne avrei fatto un racconto e non un romanzo; questo perché avrebbe potuto evitare alcune inutili lungaggini. E anche perché Marai si dimostra padrone dell'argomento, e la formula del racconto forse gli sarebbe stata più congeniale; ma Marai è morto e le braci non si possono più riscrivere o riaccendere.&lt;br /&gt;Resta il fatto che lo stile di quest'autore procede con eleganza e con geometria, mantenendo la giusta dose di tensione. Vi dirò però che l'argomento non è tra i miei preferiti, anche se le possibilità offerte da questo tema sono numerose, tanto più se i protagonisti si dimostrano portatori di una 'tabe ereditaria'; la miglior cosa che uno possa fare è vedere come scansarli. Se ne rese conto anche Marai, che non amava molto il romanzo in vecchiaia, sentendolo 'eccessivamente romantico'.&lt;br /&gt;A me però non è dispiaciuto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;C’è una poesia molto bella di Robert Browning. Non ricordo il titolo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In questa poesia c’è un uomo vecchio, che sta morendo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Negli ultimi istanti della sua vita si rivolge ad un pastore protestante che è venuto probabilmente a strappargli una confessione e redimergli l’anima. E' una situazione molto simile a quella delle ‘braci’, non è vero? Il pastore si avvicina al suo orecchio e gli sussurra se adesso che sta per morire vede “il mondo come una valle di lacrime”. L’uomo gli risponde: “Se vedo il mondo come una valle di lacrime? / No, signor reverendo, non io”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gli dice che quello che vede adesso non ha nulla di paragonabile a una valle di lacrime; quello che vede è un vicolo (la descrizione che fa è molto bella in quanto il vecchio si aiuta con le boccette dei medicinali che ha sul comodino affianco, per rendere meglio l’impatto visivo e ricostruire la scena, non senza una chiave simbolica), vede dunque un vicolo e in fondo a quel vicolo una casa dove da una terrazza una ragazza lo spiava. La poesia non ce lo dice ma ci immaginiamo possa essere una donna sposata. I due hanno incontri sempre più frequenti, lui arriva a quel cancello e lei sta lì ad aspettare. “I know, sir, it’improper” dice. Lui sa che è una cosa sconveniente, che non sta bene, ma sta morendo. La vita gli ha lasciato quell’immagine, quell’istante densissimo, e lui non può ricordarlo coi rimorsi. Non ha nessun rimpianto. Questo è un tema molto comune nella poesia di Browning. Ricordo infatti anche una poesia, che inizia con un omaggio a Shelley - il poeta chiede ad un altro se ha veramente visto faccia a faccia Shelley e si è fermato a conversare con lui (per noi quest’emozione potrebbe risultare strana, ma per farci un idea dovremmo pensare che per un poeta di fine ottocento incontrare Shelley e vederlo faccia a faccia e addirittura fermarsi a parlare con lui, era un po’ come per un napoletano negli anni novanta incontrare Maradona per le vie di Napoli e fare due palleggi insieme) - in questa poesia Browning dice di aver attraversato per giorni e giorni una brughiera, e di non ricordare altro, nonostante le strade, gli alberi, l’atmosfera, che una piuma d’aquila che ha poggiato sul petto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;Marai parte da un identico presupposto. Non importa che ci siano risposte, se ad alimentare la vita sono state le domande, quello che basta è morire ricordando tutto quello che era importante, anche se era sconveniente, anche se non era morale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1820629511765712386?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1820629511765712386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/04/le-braci-sandor-marai.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1820629511765712386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1820629511765712386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/04/le-braci-sandor-marai.html' title='Le braci - Sandor Marai'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/S823tOAYBKI/AAAAAAAAAFE/5BdZB33rl00/s72-c/Marai_-_Le_braci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-4929971583651063505</id><published>2010-04-16T00:47:00.000-07:00</published><updated>2010-04-16T00:49:17.018-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>Pied beauty - Bellezza multicolore</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sia gloria a Dio per le cose variegate -&lt;br /&gt;per i cieli pezzati come una mucca maculata;&lt;br /&gt;per le rosee macchie punteggiate sulle trote che nuotano;&lt;br /&gt;castagne cadute dai rami in tizzoni accesi; ali di fringuello;&lt;br /&gt;paesaggi pezzati e spartiti - stazzo, maggese e terra arata;&lt;br /&gt;e tutti i mestieri, congegni, attrezzi e il loro assetto.&lt;br /&gt;Tutte le cose opposte, originali, esigue, strane;&lt;br /&gt;tutto ciò che è mutevole, maculato (chi sa come?)&lt;br /&gt;dal veloce, dal lento; il dolce, l'agro; l'abbagliante, l'opaco;&lt;br /&gt;Colui che le ha generate, la cui bellezza non muta:&lt;br /&gt;Lodate lui.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Geral Manley Hopkins)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-4929971583651063505?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/4929971583651063505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/04/pied-beauty-bellezza-multicolore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4929971583651063505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4929971583651063505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/04/pied-beauty-bellezza-multicolore.html' title='Pied beauty - Bellezza multicolore'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-4380066876668182127</id><published>2010-01-02T05:43:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T05:48:37.460-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>"L'ATTIMO FUGGENTE"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;“Le front comme un drapeau perdu”&lt;br /&gt;Ancora qui. Lo riconosco. In orbite&lt;br /&gt;di coazione. Gli altri nell’incorposa&lt;br /&gt;increante libertà. Dal monte&lt;br /&gt;che con troppo alte selve m’affronta&lt;br /&gt;tento vedere e vedermi,&lt;br /&gt;mentre allegria irrita di lumi&lt;br /&gt;san Silvestro, sparge laggiù la notte&lt;br /&gt;di ghiotti muschi, di ghiotte correntie.&lt;br /&gt;E. E, puro vento, sola neve, ch’io toccherò tra poco.&lt;br /&gt;Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.&lt;br /&gt;In voi fui, sono, mi avete atteso,&lt;br /&gt;non mai dubbio v’ha offesi.&lt;br /&gt;Sarai, anima e neve,&lt;br /&gt;tu: colei che non sa&lt;br /&gt;oltre l’immacolato tacere.&lt;br /&gt;Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.&lt;br /&gt;È questo il sospiro che discrimina&lt;br /&gt;che culmina, “l’attimo fuggente”.&lt;br /&gt;È questo il crisma nel cui odore io dico:&lt;br /&gt;sì, mi hai raccolto&lt;br /&gt;su da me stesso e con te entro&lt;br /&gt;nella fonte dell’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea Zanzotto, da “IX Ecloghe”.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-4380066876668182127?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/4380066876668182127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/01/lattimo-fuggente.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4380066876668182127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4380066876668182127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2010/01/lattimo-fuggente.html' title='&quot;L&apos;ATTIMO FUGGENTE&quot;'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-8489892947249459696</id><published>2009-12-26T09:27:00.000-08:00</published><updated>2009-12-26T09:41:41.903-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SzZKku8FekI/AAAAAAAAAE8/uJYY8BueD10/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419601196522764866" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 90px; CURSOR: hand; HEIGHT: 135px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SzZKku8FekI/AAAAAAAAAE8/uJYY8BueD10/s400/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Pianga pure quanto vuole Anne Carson, la scrittrice accademica aulentissima, figlia d’Omero. Sarà difficile per lei sovrastare quegli impudichi cani d’annunziani che riempiono gli scaffali e arrivare a guadagnarsi così un posto nella centuria tarlata. Eppure io per lei spodesterei addirittura quell’Orwell (figurarsi altri cani), che coi suoi maiali e i suoi occhi puntati mi è venuto a noia quanto il poncho di Clint Eastwood a lui medesimo. Il difetto è dei tempi? non mi è mai parso scrittor da centuria. (Non lamentatevi, faccio il possibile per contenermi.) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;‘Autobiografia del Rosso’ è un libro come se ne scrivevano una volta, col pennino il calamaio e la piuma. Giganteggia eppure è profondissimo come un iceberg. Viaggia “sulle ali dorate della poesia” ed è teso e vibrante come l’arco mai arrugginito di Cupido. E’ difatti un libro sull’amore, e come sempre accade quando si scrivono libri sull’amore - questo non fa eccezione - è anche il suo contrario. Perché da che mondo è mondo, più o meno tutti come Gerione, il protagonista mostro fragile e alato di questo romanzo, abbiamo visto le macchie buie della notte pioverci addosso, come disse il grande Whitman, forse pensando alla rabbia alla depressione o forse alla malinconia al duende che ci prende in una notte d’inverno e ci soffoca e mille volte ci fa rinascere coi presentimenti o con atti casuali che ci rivelano un gesto gentile dell’amato per poi portarci di nuovo fino alla prostrazione estrema, nell’eterno ciclo impietosissimo delle stagioni del cuore. Come Gerione tutti abbiamo sentito il nostro corpo intero tracciare spasimante “la curva d’un urlo – puntato verso il costume tutto umano dell’amore sbagliato”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’amore sbagliato, ahi! Esta selva selvaggia e aspra e forte! &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I richiami mitici sono potenti e meravigliosi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Si ricostruisce, invertendo il mito, e a partire dai pochi frammenti della Gerioneide del poeta Stesicoro, “nato dopo Omero e prima di Gertrude Stein”, la storia dolorosissima di un giovane ragazzo, Gerione, che viaggia su aereoplani fa fotografie e non balla il tango a Buenos Aires - pertanto modernissimo - , le cui ali inutilizzate sono insieme lo stigma della sua diversità e inadeguatezza nondimeno il simbolo della sua immortalità. Non risulterebbe interessante a nessuno la sua storia se la Carson, al pari di qualunque altro scrittore vivente semidotato, pensasse per individui anziché per specie. Ciò che invece viene disegnata, pur nell’arte raffinatissima della verosimiglianza, non priva di metafore (e che metafore cojones di un bariccolos), è l’universalità. Obbedendo perciò a quella sacra legge che dice che si disegna tutto, persino l’infinito, la poetessa si addentra in quel pervicace territorio delle relazioni umane, umanissime, dove lo scambio è bandito e qualsiasi esempio di democrazia è solo un’utopica forma di comunione. Se c’è desiderio dell’altro non c’è democrazia, ma lotta, disarmonia. Il desiderio attira come una luce le falene senza garantirgli l’incolumità. Nel crudele gioco dei rapporti umani e nella modernità della condizione in cui Carson li pone, svincolati dai rapporti di sopraffazione che vigevano nel mito, Gerione e Eracle sono liberi di amarsi, se ambedue lo vorranno. Ma se nel mito Eracle uccide Gerione con la sua clava terribile, per adempiere alla sua decima ultima fatica, nella storia della Carson Eracle uccide il suo protagonista con le armi infide della seduzione, lentamente, per poi abbandonarlo al destino di “amico”. Una lotta impari. Per la divina Carson, così come per il nostro caro Savinio, anche le guerre hanno perso la loro schiettezza. Non esistono più guerre solo simpatiche e guerre solo antipatiche. E l’infelicità si sprigiona, come la lava di un vulcano reticente, dall’ambiguità dei rapporti. Ci immalinconisce nella Carson il pensiero che non saremo in grado di riconoscere i segni. Anche abbandonarsi alla contemplazione della natura non placherà, come nell’antichità, le nostre angosce. Occorrerà fare il gesto, per non aver cose di seconda mano.&lt;br /&gt;Si narra che Elena abbia accecato il poeta Stesicoro per aver questi composto un poema dove la donna funesta veniva dipinta con parole infuocate e blasfeme. Questi fu così astuto però da scrivere una palinodia per riottenere la benevolenza, riavendo così immediatamente la vista. La Carson si chiese dove fu la grandezza di Stesicoro. E nella prima parte del suo poema narrativo parla di Stesicoro come del poeta che liberò l’essere, che diede nuova brillantezza alla tradizione, mutando e sciogliendo le divine figure da quegli aggettivi che li immortalavano in figure fisse ed eterne, però morte. Elena, tra queste, era immortalata nel gesto turpe e volgare di chi innesca una guerra, di chi provoca sciagure. Stesicoro, secondo la Carson, ebbe la capacità di liberare Elena dal suo aggettivo, dal suo epiteto inclemente. E la liberazione fu così potente e meravigliosa che questa emanò una luce così intensa che rese cieco per pochi istanti il poeta. La versione ribaltata dell’episodio dell’accecamento crea tra la Carson e Stesicoro un gioco di specchi impareggiabile, e ci suggerisce, con il piglio tutto profumato della grande letteratura, come sia accecante il potere della parole e della narrativa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-8489892947249459696?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/8489892947249459696/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/12/pianga-pure-quanto-vuole-anne-carson-la.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/8489892947249459696'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/8489892947249459696'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/12/pianga-pure-quanto-vuole-anne-carson-la.html' title=''/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SzZKku8FekI/AAAAAAAAAE8/uJYY8BueD10/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-9000768089626306037</id><published>2009-11-10T15:18:00.000-08:00</published><updated>2009-11-10T16:20:25.894-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>Il borgomastro di Furnes</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una mattina S. si svegliò e iniziò a scrivere il Borgomastro di Furnes.&lt;br /&gt;Il libro quale si presentò ai diversi editori era un libro devastante nella sua perversa diligente analisi, minuziosa quanto quella di Dio quando creò i fondali marini. Bompiani chiese a S. di modificarlo – il libro era troppo morboso - , supplicò di trarre conclusioni meno affrettate e crudeli, e avrebbe così considerato la possibile segnalazione a Nottetempo editore. Einaudi invece fece sapere che non rientrava nel loro triangolo editoriale. Sellerio si lamentò del fatto che, sebbene lo spirito del libro fosse molto insulare e gattopardiano, nemmeno una parola – una – era in dialetto siculo. Feltrinelli non si pronunciò e, se si pronunciò, lo fece male e scortesemente. Adelphi invece, sputando nel piatto dove aveva mangiato per anni, accusò S. di plagio, e fece causa. Calasso, preso dai rimorsi, il giorno della sentenza, scorreggiò tutta la mattinata.&lt;br /&gt;Bleah.&lt;br /&gt;Il borgomastro, bandito dall’universo, finì tragicamente in mano a un aNobiiano rivoltoso che lo lesse tutto interamente due volte e poi lo recensì. Lo chiamava il borgomastro di Funes, perché tutti si erano ricordati del manoscritto e nella loro memoria era come una fotografia, uno scatto volgarissimo e inclementissimo, e come diceva il maestro Hugo il libro era “soggetto ad assenze nell’infinito”. Tutti erano d’accordo come cani che fiutano un tartufo che si trattasse in effetti di un tartufo e anche bianco; ma nessuno era sicuro di se stesso tanto da mangiarlo e non morirvi poi intossicato. Pessoa disse che nel libro c’era in effetti un Amleto che preparava una trappola, ma che non vi fosse la commedia giusta per farlo recitare. L’aNobiiano non fu dello stesso parere, e addusse una serie di motivi che adesso non ricordo ma che sono citati nelle istanze giudiziarie. Il libro è pericoloso davvero, come un altro aNobiiano fece notare. Furono però presi tutti i provvedimenti del caso.&lt;br /&gt;Si narra di un uomo, e questo già è una novità. L’uomo non solo è sessualmente completo, ma medita vivendo gli ultimi infausti giorni della sua rigida, discutibile carriera di borgomastro, e questo oltre che essere una novità gli fa onore. Molti sono morti senza averlo fatto e sapevano di star per morire; lui, pur non sapendo se nel libro morirà, si carica sulle spalle questo gravoso affare; S. certamente se sa una cosa è che non sopravvivrà. Sopravvivere nel senso di rimanere fra la vita e la morte. In quel limbo dove non esiste quella che Keats chiamava la “capacità negativa”, ossia la capacità dell’immaginazione di resistere strenuamente e fisicamente, di sopportare passioni ossimeriche (nel senso di omeriche e contrastanti), mantenendo l’atteggiamento più impassibile e distaccato possibile. La capacità negativa è prerogativa della vita, ha odore di animale, e si nutre di locuste e miele selvatico. Ah! Se il nostro borgomastro potesse firmare questo contratto, firmerebbe, per diana, se firmerebbe!&lt;br /&gt;Non contento infatti S. non solo lo espone a simili intemperie, ma ci mostra anche come nel cuore dove alberga una lotta, fuori dalla sua porta si scatena la tempesta. Attorno al borgomastro infatti scorrono, come bisce, una lunga sequenza di tipi umani. Sono i surrogati della società, i mefitici buontemponi del tutto bene-come stai-spero bene. Quelli a cui non daresti la mano perché è “umidiccia”, come quella del signor kempenaar. Non si può dire affatto che S. cerchi di rafforzare il suo canovaccio con “a foreign splendor”, uno splendore straniero come diceva Wordsworth, quello stratagemma che permette a qualsiasi scrittore mediamente bravo di dare lustro ai fotogrammi centrali con una serie di sub plot paralleli o personaggi comodi. Nessuno splendore sottende questa superba creazione. Nessun Dio abrogherebbe un diluvio universale su questa massa di petulanti criminali. Tutto, nel racconto, diventa materia funeraria. E se il climax è l’attesa stessa, il poliziesco qui non sta nello smascherare un assassino, ma nel trovarne uno a pagamento e che faccia il suo dovere e che sia anche disumano.Commuove vivamente come quest’uomo, il borgomastro di Furnes, sia l’uomo a cui è riservato un compito, quello di vivere in una cittadina, percorrere le sue vie e le sue piazze, scendere nel suo tetro fondo e, come direbbe il Manga, “non potersi rifiutare di peccare, perché il peccato di colui che si rifiuta di peccare non è perdonabile”.&lt;br /&gt;La morte di Simenon, in particolare di questo Simenon, ci ricorda quanto la sua attività di amanuense avrebbe potuto redigere pagine fino alla fine del mondo, e perciò, come tutte le morti sacre, ci rammenta i capolavori che abbiamo perduto per sempre e le intuizioni che non vedremo né oggi né domani, senza il loro aiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Avesti una visione della strada che a stento la strada comprende (T.S.Eliot)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-9000768089626306037?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/9000768089626306037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/11/il-borgomastro-di-furnes.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/9000768089626306037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/9000768089626306037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/11/il-borgomastro-di-furnes.html' title='Il borgomastro di Furnes'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-5307877839089655410</id><published>2009-10-16T10:04:00.000-07:00</published><updated>2009-10-16T10:20:47.870-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>NORWEGIAN WOOD di MURAKAMI HARUKI</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/StiqS75IPMI/AAAAAAAAAEs/ec2DG4GTRVg/s1600-h/norwegianwoodbig.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5393247796067843266" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 311px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/StiqS75IPMI/AAAAAAAAAEs/ec2DG4GTRVg/s400/norwegianwoodbig.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ho letto gran parte di questo romanzo nel giardino universitario accanto a un giapponese munito dell’immancabile I-Pod che ogni tanto mi guardava e mi sorrideva, come a dire: bello il nostro Murakami eh, te stai a divertì ve’? Sorridevo anch’io di tanto in tanto, anche se non c’era nulla per cui sorridere. Il giapponese comunque ascoltava heavy metal, altro che Miles Davis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Che sia un romanzo occidentalizzato è una gran strxxxxxx diffusasi a macchia d’olio che troverete scritto un po’ ovunque. Ho una certa piccola esperienza in fatto di narratori giappo-ciaina-tailandesi per intuire che siamo di fronte al più giapponese dei romanzi giappo-ciaina-tailandesi. La canzone Norwegian Wood poteva essere benissimo sostituita con Takeda no komoriuta e non sarebbe cambiato n u l l a. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una premessa, Murakami è un informatore. Sa benissimo che ai suoi lettori interessa più l’incendio del solaio nel Quartiere Latino che una rivoluzione a Madrid, come disse una volta un famoso giornalista. E pertanto ciò che avviene all’interno dei personaggi è solo una vago riflesso di ciò che sta succedendo all’esterno, ben meno potente e fecondo. Non credete nelle rivoluzioni ma negli uomini sembra essere il suo motto. E’ il mio da una vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Inoltre Murakami, oltre che un informatore, è il “ragno silenzioso” di flaubertiana memoria. Come è capace di tessere noia lui, difficilmente è capace qualcun altro. Perché tesse una noia di classe in tutti gli angoli del vostro cuore e poi vi chiede pure il conto. Voi siete costretti pertanto a togliere il portafoglio e non potete trattenervi dal dire: bel pezzo di merda. Ha comunque vinto lui.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Potrei uscirmene con la più classica delle locuzioni “Non è il mio genere…” se non avessi già un paio cecchini pronti a fucilarmi per aver sempre affermato con una certa spavalderia: “Non sono nemico dei generi”. Mi tocca quindi sbrogliare la matassa e appendere qualche stellina al bel presepe. Ma sono ancora in alto mare e tragicamente non sono Ulisse.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Confesso di essere un amante del trash e dello splatter. Un romanzo dove muore un po’ di gente, senza nemmeno una gocciolina di sangue sul pavimento o sul soffitto mi mette addosso una gran tristezza. Sono per i riti abbreviati, ma che siano comunque sanguinari. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In Noruwei no mori, a differenza dell’Amleto, non ci sono sguainamenti di spade o luccichii di pugnali, ma come nell’Amleto muoiono comunque tutti. Nel senso però che qui la morte non è la fine. No, qui è un morbo che avvelena, al pari del cancro. C’è chi ce l’ha, e chi no. E voi siete lì nel mezzo, partoriti dal disagio esistenziale dei protagonisti, figli loro. Infatti come in tutti i grandi romanzi i protagonisti non hanno figli. Non lasciano prole. Non sappiamo nemmeno se si reincontreranno. Perché come dice bene P.Lotor "se un incontro deve avvenire avverrà in voi". Attenti pertanto a farlo avvenire questo incontro. Dal loro accoppiamento potrete nascere voi stessi. E se è vero, come dice Pascal, che nessuno muore così povero da non lasciare nulla in eredità, siete anche bell’e fottuti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-5307877839089655410?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/5307877839089655410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/10/norwegian-wood-di-murakami-haruki.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5307877839089655410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5307877839089655410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/10/norwegian-wood-di-murakami-haruki.html' title='NORWEGIAN WOOD di MURAKAMI HARUKI'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/StiqS75IPMI/AAAAAAAAAEs/ec2DG4GTRVg/s72-c/norwegianwoodbig.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-9144699066828137718</id><published>2009-09-16T03:11:00.000-07:00</published><updated>2009-09-16T03:41:14.727-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><title type='text'>GESÙ HA UCCISO KAFKA: IO HO LE PROVE</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SrDAi00VrFI/AAAAAAAAAEk/p6cfYdhTy7s/s1600-h/gormley-blind-light2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5382013259233995858" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 266px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SrDAi00VrFI/AAAAAAAAAEk/p6cfYdhTy7s/s400/gormley-blind-light2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vi voglio raccontare una storia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Molti anni fa, in una non meglio precisata regione della Russia del nord, una guardia in un carcere ordinò a dei detenuti di spaccare legna, perché un decimo della sua produzione doveva andare alla polizia di stato, così era stato stabilito. La catasta di legna accumulatasi nel cortile del carcere era enorme. Ai carcerati e alle guardie spettava un lavoro sovrumano. Uno dei detenuti ebbe il coraggio di chiedere: “E se rifiutassi di farlo?”. La risposta arrivò subito: per lui si profilava un’ennesima notte di digiuno. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Incominciarono dunque a spaccare legna, già deboli e denutriti, e il sole non era ancora arrivato a mezzogiorno che già erano stremati. Chiesero una pausa e l’ebbero. Tutti si fermarono, bevvero dell’acqua, sciolsero le membra contratte e tese. Tutti tranne colui che aveva fatto quella domanda. Lui continuava imperterrito a spaccare legna. Gli altri lo guardavano, schernendolo. Poi ripresero, nonostante la fatica, e lui pure continuava, e con una foga superiore a quella di tutti gli altri messi assieme. Le guardie smontarono perché avevano finito il loro lavoro, i detenuti continuarono ancora per un po’ e poi smisero. Ma il tizio della domanda continuava, come in preda a un raptus di follia. Erano le quattro, poi le cinque. E quello faceva su e giù. Gli altri cominciarono a guardarlo, se prima schernendolo, adesso con espressione di sorpresa, a tratti di terrore. Arrivarono quasi le otto e quello finalmente depose l’ascia, e se ne andò a dormire sotto lo sguardo incredulo di tutti. Me compreso. Nessuna competizione più fu indetta dopo quell’evento in quella prigione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’episodio così inquietante è tratto dai miei appunti - anticipo eventuali imperfezioni - sulle letture di Brodskij. Il poeta ci narra quest’episodio per citare quei famosi versetti evangelici che completano il Discorso della Montagna. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se uno ti percuote sulla guancia destra, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;tu porgi a lui anche la sinistra&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Brodskij ci fa notare che molto probabilmente quel giovane detenuto, a differenza di Gandhi o di Tolstoj, che fecero di quel verso una sorta di manifesto della resistenza passiva, aveva in mente anche il fatto che dopo quel verso Cristo non tacque. Ma continuò dicendo: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e se uno vuole chiamarti in giudizio e toglierti la tunica, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;tu cedigli anche il tuo mantello &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E se uno ti forza a fare un miglio, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;tu va’con lui per due miglia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Suggerendoci così che, contrariamente a quanto da molti ritenuto, preti per primi, Cristo non ci esorta solo a vincere moralmente, ma è una vittoria dell’esistenza che lui cerca. Non c’è nessuna passività che trapela da quei versi, nessuna. Anzi. E’ implicito in quei versi, come il poeta dice bene, l’idea che il male può essere reso assurdo per eccesso. In questo senso la vittima si trasforma in aggressore. E’ tale l’effetto che ci fa quell’uomo. Spaccando tutta quella legna, quell’uomo ci suggerisce l’insensatezza di tutta la scena. E ci esorta non a porgere l’altra guancia, per far così leva sul senso di colpa, perché potremmo ritrovarci malconci. Chi ci aggredisce può sempre far tacere in lui tutti i sensi di colpa del mondo. E darcele di santa ragione. Dobbiamo mostrargli l’assurdità della sua richiesta faticando il doppio, il triplo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Potremmo ridimensionare su una scala di più piccola entità questa storia della vittima e il carnefice. E scorgendo i diari di Kafka, scopriamo come il suo desiderio fu quello di non essere sicuramente la vittima. Parlare di Kafka come il carnefice pare blasfemo, eppure c’è in lui qualcosa che cerca di emergere, che cerca di comandare. Tuttavia se Kafka nasce come un uomo che cerca di avere delle pretese sulla sua vita, lui è sicuramente il massimo sconfitto della nostra epoca. Perché la punizione di Cristo, la sua condanna, il rendergli con tutta l’evidenza l’assurdità del male, gli viene inflitta non una sola volta, ma infinite volte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Cristo è il vero carnefice di Kafka. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Quando ci aggiriamo e vaghiamo in mezzo alle macerie desolanti della sua opera, dappertutto vediamo uomini che camminano per miglia e miglia, donne nude che hanno ceduto anche i loro mantelli, carcerati che spaccano legna senza tregua. La forza di persuasione del Cristo, la vittoria esistenziale, schiaccia un essere debole come Kafka, di cui Cristo non tiene conto nella sua parabola, rendendo vano ogni suo tentativo, seppur minimo, di imporsi e crearsi una vita. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Per Kafka la vita non è la vita, ma è un essere informe, che ha le somiglianze di Odradek, quel rocchetto a forma di stella, che può stare su due piedi e che è “il cruccio di un padre di famiglia”, perché conscio della sua inutilità così come della sua esistenza. Odradek vive in angoli bui, nei corridoi, nelle soffitte. Non ha una stanza come tutti. Quando ride, il suo riso non è normale, ma suona come “lo scrosciare di foglie cadute”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-9144699066828137718?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/9144699066828137718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/09/gesu-ha-ucciso-kafka-io-ho-le-prove.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/9144699066828137718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/9144699066828137718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/09/gesu-ha-ucciso-kafka-io-ho-le-prove.html' title='GESÙ HA UCCISO KAFKA: IO HO LE PROVE'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SrDAi00VrFI/AAAAAAAAAEk/p6cfYdhTy7s/s72-c/gormley-blind-light2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-5838397414539055939</id><published>2009-09-10T09:21:00.000-07:00</published><updated>2009-09-10T09:27:58.541-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>UNA ROSA</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Questa sera&lt;br /&gt;in cui faticano&lt;br /&gt;gli ultimi versi di sole&lt;br /&gt;una rosa è la mia ossessione.&lt;br /&gt;La vedo giovane e bianca&lt;br /&gt;attirare gli sguardi&lt;br /&gt;Tennyson lo sa che se la capissi&lt;br /&gt;otterrei l’universo la terra&lt;br /&gt;già chiusa al volere&lt;br /&gt;scoprire una mossa&lt;br /&gt;e ogni atto futuro e passato;&lt;br /&gt;mi consolo alterando così&lt;br /&gt;il vecchio proverbio persiano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;era un’inutile sera, ma ore&lt;br /&gt;e saldi secoli erano in sua attesa&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-5838397414539055939?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/5838397414539055939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/09/una-rosa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5838397414539055939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5838397414539055939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/09/una-rosa.html' title='UNA ROSA'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-3967643868973180040</id><published>2009-08-31T09:28:00.000-07:00</published><updated>2009-08-31T09:59:01.696-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><title type='text'>AMATO BORGES</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SpwAao2e_8I/AAAAAAAAAEM/JmoZpN1eFH8/s1600-h/BORGESSSSSSSSSSS.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376172512816070594" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 266px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SpwAao2e_8I/AAAAAAAAAEM/JmoZpN1eFH8/s400/BORGESSSSSSSSSSS.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In principio furono le sue Inquisizioni, poi venne l'universo e ogni altra cosa.&lt;br /&gt;Questa introduzione forse non sarebbe dispiaciuta a Borges che amava tanto citare Mallarmè mettendogli in bocca parole ormai non più sue: il mondo esiste per approdare ad un libro. Forse è vero, forse no. Ma questo non ha importanza.&lt;br /&gt;In un certo senso Borges ha contaminato tutto ciò che ha letto e anche i suoi lettori stessi.&lt;br /&gt;Chi lo legge con una certa assiduità non può far a meno di sentirsi, anzi di diventare un borgecitos. Ricordo un saggio di Llosa che diceva appunto qualcosa di simile; chiunque cerchi di imitare il suo stile, finisce col sembrare ridicolo, goffo, raccapricciante. Quello che in lui c'è di bello, di autentico, originale, finisce col sembrare caricaturale, falso, sospetto. Come una parrucca uscita male che il calvo farebbe meglio a non indossare. Borges ha una sostanziale virtù: l'essere necessario e inconcepibile fuori da quelle parole. All'epoca tentai invano alcune poesie. Azzardavo metafore stravaganti, che finivono immancabilmente per coincidere con specchi e labirinti. Il potere di contaminazione era in quel caso evidente. Ogni parola che scrive sembra assumere una valenza superiore e non si riesce a credere che possa essere scritta in un altro modo. E' come quando leggiamo l'intro di Don Chisciotte " in un borgo della Mancia, del cui nome non voglio ricordarmi...", noi non sappiamo se quelle parole sono giuste ma le sentiamo come necessarie. Io ho sentito questa affinità per Borges. E se è vero che il lettore modifica l'opera che legge investendola di significati, così come la divina commedia è stata arricchita dai suoi millenari commentatori, così nella mia mente la sua opera si è dilatata ed essa mi accompagna. E' vero per me quello che Borges disse di Stevenson: è per me una forma di felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua idea di letteratura tende ad una decontestualizzazione continua, una perenne disintegrazione degli schemi. Non mi ha mai meravigliato il fatto che non tentò mai il romanzo. I critici riempiono interi volumi alla ricerca di risposte a questo quesito e non si rendono conto che Borges è essenzialmente uno scettico appassionato. Discutevo appunto sere fa con un mio amico dell'impossibilità di un Borges fantasy. Nulla di più lontano da lui che un mondo dove egli possa vagare al di là dei limiti e delle circostanze. Ciò che in Borges appassiona è la sfida continua a quel mondo fantastico, illusorio. Un varcare quelle colonne d'ercole pur restando sempre nell'angusto mediteranneo... Se c'è una cosa che ho in comune con lui è la mia totale incapacità di sapermi calare nelle storie, di perdermi in esse. Nella sua opera vige un attento controllo, un calcolo che può sembrare freddo ( sembrò così ad Hemingway, a Truman Capote...) ma che non lo è affatto e mi perdonino questi signori, che forse non lo avevano letto in fondo con abbastanza attenzione. Non ho mai visto uno scrittore più lucido e altrettanto appassionato di lui. In letteratura o si è estremamente lucidi o si è estremamente appassionati. Borges ebbe entrambe queste virtù e non possiamo negarglielo, nonostante gli strepiti e le covate d'invidia (?) dei vari Hemingway, Mr Capote... Un esempio? Sì, mi sembra a questo punto giusto. C'è una sua poesia che dà il titolo ad un suo libro che è 'Elogio dell'ombra'. Tra quei versi c'è ne sono alcuni che sono estremamente belli, almeno per me. E sono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;il tempo è stato il mio Democrito. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una riflessione lucida e consapevole. Ho pensato troppo, sono andato al di là di ciò che era in mio potere. Democrito si è strappato gli occhi da solo per far questo. Il tempo è stato ciò che io non sono riuscito a fare, è stato il mio Democrito. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il pensiero diventa per Borges un destino ineluttabile, la sua cecità, che quasi lo obbliga all'elaborazione mentale e che egli accetta con rassegnata umiltà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Questo ultimo verso ci restituisce quindi l'immancabile sapore appassionato che pervade la sua opera, tutt'altro che fredda e cinica. Io direi invece epica - l'aggettivo l'avrebbe commosso, lo so, e si sarebbe ritenuto indegno, lui che amava i western e le saghe nordiche - epica perché, lungi da me il significato letterale e letterario del termine, leggendo Borges mi sono reso conto di quanto gli uomini ne siano assetati. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Le storie sono tante e c'è chi a volte trova le parole giuste per raccontarle e non è importante che queste siano tante o ci sia una sola parola, che sia un narratore o che siano in tanti, la letteratura, come ogni arte, è un miracolo che non ama svelarsi e non sarebbe impossibile se un giorno accadesse a noi qualcosa di simile a ciò che successe a quel pittore alla fine della propria vita: avendo disegnato tele su tele, paesaggi su paesaggi, ritratti su ritratti, vide alla fine che l'intera sua opera andava disegnando un unico e solo dipinto: quello del suo volto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'inizio credevo la letteratura fosse un grande spazio, che includesse la storia, la geografia, tutto. Borges mi ha insegnato l'amore per certi autori, o meglio per certe pagine, o meglio ancora per certe frasi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SpwAoq52ZrI/AAAAAAAAAEU/IpaujfzIAQE/s1600-h/Jorge_Luis_Borges_Hotel.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5376172753885226674" style="WIDTH: 304px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SpwAoq52ZrI/AAAAAAAAAEU/IpaujfzIAQE/s400/Jorge_Luis_Borges_Hotel.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-3967643868973180040?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/3967643868973180040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/amato-borges.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3967643868973180040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3967643868973180040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/amato-borges.html' title='AMATO BORGES'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SpwAao2e_8I/AAAAAAAAAEM/JmoZpN1eFH8/s72-c/BORGESSSSSSSSSSS.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-6973754970768309758</id><published>2009-08-27T04:01:00.000-07:00</published><updated>2009-08-27T04:05:38.030-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>...DOLOROSO PASSO</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pKkyd3hZisA&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1&amp;amp;"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/pKkyd3hZisA&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La sonata a Kreutzer, questo stroboscopico capolavoro che testardamente continua a non esaltarmi nonostante gli anni passati a leggerlo e ri-, giunto al termine di strapazzamenti meditati, segna qui il suo approdo. Non l’aprirò mai più, così sia. E quest’atto è già un segno infinitesimale del mio congedo (spero lento, lentissimo) dall’Universo; su simili gesti T. costruì una carriera. Sorvolo su trama e stile, e mi limito a qualche puntarella di stagione. Nonostante continui ad apprezzare più il Tolstoj di Chadzi Murat o dei racconti di Sebastopoli o di alcuni episodi romanzeschi, la Sonata è fra tutte le opere tolstoine quella che mi mette più ansia, anzi che no. Non saprei definire cosa mi mette sulle scapole. Sarà che anch’io son caduto nella trappola del Conte finendo per soffermarmi sull’intrinseca malia morale dell’opera, passando solo in breve rassegna quella estetica, a torto. Perché il ritmo galoppante e il concitato racconto di Pozdnyšev sono quanto di meglio T. abbia fatto e continui a fare per l’umanità, e immancabilmente non ce lo vuole mostrare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La bellezza del racconto procede di pari passo con la sua linearità e la sua chiarezza espositiva. Hemigway se ne ricorderà finchè campa di questa lezione, e anche noi. Quando l’alter ego di Hem , Nick Adams, scorge incredulo la trota attraverso l’acqua chiara, limpida, levigata del fiume, noi apprendiamo, attraverso quello sguardo, tutto lo sforzo che quella poetica è costata al suo autore e la sua soddisfazione. Saranno in pochi a vedere la trota in quel modo.&lt;br /&gt;Mi sono chiesto se ha senso ancora oggi parlare di atti sessuali non espletati come mezzo per una riabilitazione dell’umanità. Credo di no. Ha ancora senso invece parlare di “tragedie della camera da letto”, come T. le chiamava. Lo spunto singolare cui Tolstoj si aggrappa in questo caso è la splendida e altrettanto inquietante sonata di Beethoven, che con lui condivise la Forza di espressione e di rappresentazione. Ci ricorda l’amico Kipling, in un’anta di quel meraviglioso dittico che sono i libri di Puck, e nel bellissimo racconto di Fratel Codino, che Faraone e lo speziale Toby “non parlavano molto fra di loro, ma suonavano assieme e, a chi sa intendere, la musica vale quanto la conversazione”. Niente di più vero. Anche, forse, la povera mogliettina di Pozdnyšev si limitò alla conversazione, ma Tolstoj le negò l’audacia ed ella perì. E noi non sappiamo per chi piangere e con chi identificarci. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il mesto e ultimo sorriso di Pozdnyšev al termine del suo tragico racconto induce il narratore quasi al pianto, come il racconto di Paolo e Francesca fece con Dante. E allora rammentiamo le parole iniziali con cui Pozdnyšev dà inizio alla sua storia: “Volete che vi racconti come proprio quell’amore mi abbia portato a fare ciò che ho commesso?” proprio quelle stesse parole che Dante offre ai lacrimosi amanti: “Oh lasso, quanti dolci pensier, quanto disio /menò costoro al doloroso passo! (…) Francesca, i tuoi martiri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri, / a che e come concedette amore / che conosceste i dubbiosi disiri? (…) Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice… Ma s’a conoscere la prima radice / del nostro amor tu hai cotanto affetto, / dirò come colui che piange e dice.” &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Le storie, entrambe dolorose, entrambe pietose, si dividono in un sol punto: la supremazia dell’amore carnale nell’una, la storia dantesca, rispetto alla supremazia dell’amore illibato nell’altra. Ma presentano così tante affinità che quando T. chiude la storia, ci guardiamo attorno attoniti e capiamo di essere in un inferno, e nel più profondo e angusto degli inferni letterari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-6973754970768309758?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/6973754970768309758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/la-sonata-kreutzer-questo-stroboscopico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/6973754970768309758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/6973754970768309758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/la-sonata-kreutzer-questo-stroboscopico.html' title='...DOLOROSO PASSO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1071875919850087444</id><published>2009-08-21T09:16:00.000-07:00</published><updated>2009-08-21T09:25:06.205-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>UNO DI NOI</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So7J-_IOwBI/AAAAAAAAAD8/FFY3IjEnTnE/s1600-h/8845908364.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 192px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5372453489434607634" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So7J-_IOwBI/AAAAAAAAAD8/FFY3IjEnTnE/s400/8845908364.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L'uomo che&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;guardava passare i treni - Georges Simenon&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Kees Popinga ha un lavoro e una famiglia come tanti, una moglie devota quanto snervante e due figli talmente comuni che prenderesti a sberle tutti i santi giorni se non fosse per i servizi sociali. Parla quattro lingue, ma ne usa irrimediabilmente solo una. E’ un grande giocatore di scacchi, ma rischia di perdere per piccole distrazioni e inficiare così la sua credibilità. Guarda passare i treni con malinconia e negli anni trenta a Groninga gli avrei guardati così anch’io. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sembra vivere, ma sa di esistere solamente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il suo capo, una sera, gli rivela la fine della azienda - bancarotta - e la sua imminente fuga dopo aver inscenato un falso suicidio, prevedendo con troppo acume che mr Popinga non avrà le parole adatte o forse proprio le parole per poter spiegare. Però non sa che nel calderone della quotidianità di Popinga da sempre bolle il desiderio di rivalsa a cui Popinga stesso ha oppugnato fino ai quarant’anni compiuti un secco “preferisco di no”. Ma, come direbbe Samuel Johnson, a quarant’anni è ora di darsi una mossa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Noi non sappiamo cosa pensò con sicurezza né cosa gli girò per la testa, se fu il pensiero di un attimo o la conclusione di una lunga e infinita serie di attimi. Sappiamo solo che Kees Popinga si scagliò bruscamente contro il muro dell’ipocrisia e delle convenzioni e tentò di sfondarlo, riuscendovi. Quando egli è dall’altra parte, armato di calepino e nella mani del destino, lo seguiamo, ma non come si seguirebbe un ladro o un assassino. Lo seguiamo perché con Popinga c’è una piccola parte di noi stessi, e vorremmo con tutto il cuore fosse salvaguardata, non derisa, non spiattellata sulle pagine del primo quotidiano di città. Popinga si porta a spasso per Parigi, con la sua etica privata, un piccolo pezzo di tutti i noi, forse la parte filogeneticamente più antica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La prosa, come al solito, è fluida, l’incanto è a portata di mano, l’autore ha messo lo stucco anche alle più piccole fessure. Manco a dirsi, le poche volte che Simenon apre bocca lo fa per proteggerci, poi nobilmente tace e resta a guardare anche lui, con la nostra stessa curiosità, come va a finire la storia di un uomo che “era uno di noi”.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1071875919850087444?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1071875919850087444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/uno-di-noi.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1071875919850087444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1071875919850087444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/uno-di-noi.html' title='UNO DI NOI'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So7J-_IOwBI/AAAAAAAAAD8/FFY3IjEnTnE/s72-c/8845908364.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-714971047584622289</id><published>2009-08-20T07:43:00.000-07:00</published><updated>2009-08-20T07:52:39.585-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>NEL PETTO FEDELE</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So1iWRWYPeI/AAAAAAAAADs/6lSpkdzsEq0/s1600-h/conrad1.gif"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 313px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5372058065276780002" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So1iWRWYPeI/AAAAAAAAADs/6lSpkdzsEq0/s400/conrad1.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;La linea d'ombra - Joseph Conrad&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi hanno chiesto perchè ho riletto questo libro tre volte. Ho dovuto dire in realtà che non si tratta della terza rilettura. Lo leggo ogni anno. Ho questa buona abitudine. Non è troppo lungo per impegnarmi troppo, nè troppo breve da lusingarmi del suo pieno possesso. Ciò che possiedo di 'The Shadow Line' è invero molto poco. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ha le caratteristiche giuste per attrarre le mie esigenze di lettore - una macchina perfetta che viaggia con il vento in poppa nonostante il ristagno della bonaccia che ivi si racconta - e le doti giuste per plasmare quest'essere che sono e che si sta formando e che si fatica a chiamare uomo. Intravedo la mia linea d'ombra, ma non ne ho la certezza e non vorrei fosse un miraggio o, peggio ancora, una fata morgana. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il racconto è una storia d'amore. Oserei dire la migliore storia d'amore mai scritta. Ma non vi inganni l'ampiezza dell'intrare, no. Questa non è una storia di matrimoni o altre cose del genere. Però leggete e ditemi: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Ponendomi la mano sulla spalla mi fece voltare un poco, mentre con l'altro braccio indicava. "Eccola! Quella è la vostra nave, capitano" disse. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Sentii un tuffo al cuore. Fu un colpo solo, come se il cuore dovesse cessar di battere. (...) Sì, era là. Il suo scafo, le sue attrezzature mi riempivano gli occhi di gioia. Quel sentimento di vuotezza che mi aveva reso tanto inquieto negli ultimi mesi perse la sua amara plausibilità, la sua mala influenza, dissolto in un flusso di liete emozioni.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non vi sembrano questi gli accenti di un cuore innamorato? Ma Conrad non manca di stupirci - descrivendola quasi fosse la sua donna, la sua amata - e di commuoverci:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Al primo colpo d'occhio vidi che era un vascello d'alta classe, una creatura armoniosa nelle linee del corpo ben fatto, nell'altezza proporzionata delle sue alberature. (...) Tra le sue compagne ormeggiate a sponda, tutte più grandi di lei, sembrava una creature di nobile stirpe - un destriero arabo in una squadra di cavalli da tiro. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il racconto avrebbe dovuto intitolarsi 'Primo comando' come ci dice Conrad nella sua nota, perchè nasceva dall'inesperienza del giovane autore come comandante, per la prima volta, di nave; ma il racconto si intitolò 'la linea d'ombra' e mai titolo fu più suggestivo e interpretabile. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cos'è la linea d'ombra? &lt;/div&gt;&lt;div&gt;E' Conrad stesso a spiegarci e svelarne il senso. Chiunque abbia visto una linea in questo romanzo penso sia fuori strada. Non c'è un momento in cui noi sentiamo che questa linea è stata attraversata, eppure il protagonista alla fine è cambiato, ha un'aria diversa. "Mi sento vecchio. Tutti voi a terra mi sembrate un mucchio di giovincelli bizzosi" dice al capitano Giles dopo aver scampato un naufragio. Eppure quella linea continua ad essere indefinita, appunto in ombra. La nave è stata colta dalle febbri tropicali e tutto l'equipaggio si è ammalato, tranne il capitano e il cuoco Ransome, che è però malato di cuore. In più la scorta di chinino che avrebbe dovuto mantenerli vivi è stata ingannevolmente distrutta dall'ex-capitano, in pieno delirio di onnipotenza e di distruzione. Gli unici a non ammalarsi sono proprio quelli che hanno un male dentro, che soffrono interiormente. E che si trovano a dover combattere una partita che diventa più seria del previsto. Il capitano, giovane che ha abbandonato tutto ritrovandosi questa grande opportunità del primo comando, e Ransome, malato di cuore. Arrivati a questo punto è difficile non commuoversi, trovando la chiave di lettura. Nel congedare Ransome e nel congratularsi con lui per l'ottimo servizio reso, nonostante la sua salute, il capitano sente questi allontanarsi dalla sua cabina e salire le scalette del boccaporto con cautela, gradino per gradino, "nel timor panico di far adirare di improvviso la nostra comune amica, che era suo destino di dover consapevolemente portar nel petto fedele". Con sublime maestria questo passo chiarificatore ci illumina e ci fa comprendere tutto. Oltrepassare la linea d'ombra è essere coscienti della morte "la nostra comune amica", è fare le scale "gradino dopo gradino", è essere consapevoli della sua esistenza. Questa è la verità. Difficile non commuoversi e non meravigliarsi perchè il tutto è detto con quella soffusione e maestria che rende immortali. Penso Conrad abbia portato questa immagine nel suo intimo, quasi un ideale, per tutta la sua vita e ci renderà più consapevoli mentre lo leggiamo di ciò che siamo, di ciò che saremo e non potremo essere. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lontano, tra le nebbie di un nebuloso avvenire, io come voi, troveremo forse la nostra linea d'ombra. Beato sarà colui che saprà trovare, come Conrad, le parole adatte al suo significato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-714971047584622289?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/714971047584622289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/nel-petto-fedele.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/714971047584622289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/714971047584622289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/nel-petto-fedele.html' title='NEL PETTO FEDELE'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/So1iWRWYPeI/AAAAAAAAADs/6lSpkdzsEq0/s72-c/conrad1.gif' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-5429795086146055844</id><published>2009-08-19T11:30:00.000-07:00</published><updated>2009-08-19T11:42:07.220-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>LO STILE DELL'ANATRA</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoxGSX_3ttI/AAAAAAAAADk/vSUz2XrMMfs/s1600-h/anatra.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5371745737039656658" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoxGSX_3ttI/AAAAAAAAADk/vSUz2XrMMfs/s400/anatra.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lessi diverso tempo fa un libro di Raffaele La Capria che aveva un titolo abbastanza curioso: si intitolava &lt;em&gt;Lo stile dell’anatra&lt;/em&gt; . Il demone della curiosità mi suggerì all’orecchio varie opzioni interpretative, e cedetti ai suoi ricatti: comprai il libro e incominciai a sfogliarlo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La curiosità mi ha guidato sempre, in ogni scelta; Leonardo da Vinci la scoprì attraverso una spelonca, e vi cedette tutta la vita; quand’era ancora un bambino si trovò di fronte ad una caverna buia che lo attirava in modo irresistibile. Da allora mi è rimasta quest’immagine in mente, la curiosità deve essere una caverna buia di fronte lo sguardo fisso di un bambino. Me ne ricordai anni dopo quando, immerso in furori letterari, incappai di fronte ad un’opera d’arte (De crescenzo in qualche suo libro ne parla) che era niente di più che un tavolo di compensato in cui erano stati fatti moltissimi buchi; l’artista, con punte di sagacia, aveva scritto sotto l’opera il titolo, ossia Il Sesso, e ancora più sotto una nota in cui invitava il suo pubblico a mettere il dito in ciascuno di questi buchi, facendo però attenzione perché in uno solo di questi, SOLO UNO, c’era un chiodo con la punta rivolta verso l’esterno. Allora ognuno, armato di santa pazienza, passava un buon quarto d’ora ad infilare il proprio ditino in ciascuno di questi buchi, con estrema cautela e attenzione, al fine di non pungersi con quell’unico chiodo in maniera alquanto crudele, per poi scoprire alla fine che non c’era nessun chiodo. Il sesso era rappresentato benissimo. Una camera buia in cui si entra con estrema cautela, senza sottrarsi però al piacere di provare, quindi anche con curiosità. W la curiosità.&lt;br /&gt;Ero rimasto dunque allo stile dell’anatra. Che cos’è dunque questo stile? Una nuova categoria olimpionica? I 200 metri stile anatra? Fatta apposta per le olimpiadi cinesi? E’ pur sempre un libro di La Capria, massimo rispetto al vecchio. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Osservate un’anatra sulla superficie di un lago. Osservate il suo scivolare lieve, soffice, quasi impalpabile sulla distesa acquorea. Quel movimento, così lirico, così uniforme e trasparente, è il frutto di due gambine che sotto fanno un gran lavorio. Il tutto avviene sotto la superficie dell’acqua, e noi non possiamo vederlo. Ma vediamo ciò che c’è in superficie: uno spettacolo, la meraviglia del creato che si dispiega nel movimento e nella poesia del movimento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alice Munro dunque; chi è costei? L’erede di Čechov? di Flannery O’Connor? Forse no; non saremo noi a dirlo. Noi siamo troppo coinvolti dal presente per fare spazio nel mistero dell’eternità. E dell’eternità letteraria. Possiamo dire però che la Munro ha uno stile molto simile a quello dell’anatra. Ha due gambine forti, poderose, che trascinano il sottile corpo con eleganza, raffinatezza, con grande accortezza narrativa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lo sguardo della Munro viviseziona la realtà, ma nelle sue storie non c’è puzza di formalina. Nelle sue storie si fa strada la vivacità, la ricchezza e l’opulenza della quotidianità solo e soltanto nella sua vitalità. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Balzac, in una delle due prefazioni a Papà Goriot, scrisse che il vecchio padre era come il cane dell’omicida, che lecca la mano del padrone quando è sporca di sangue; egli non discute e non giudica: ama. La Munro conosce a menadito la grande lezione di Balzac. E’ per questo che i suoi personaggi possono riuscire, e sovente riescono, meravigliosi. E ciò inizialmente mi ha sconvolto, perché quando leggo Balzac ho sempre l’impressione di essere l’unico (che alterigia e che presunzione!) a prendermi cura di lui.&lt;br /&gt;Un uso estremo del reale dunque, che la rende affine ad un Čechov; una realtà però che, così descritta e forgiata bene, finisce per deformarsi sotto il suo sguardo, come il metallo sotto le mani del fabbro. Ma la cosa bella è che non è il suo sguardo a deformarla. La realtà qui si deforma dal di dentro, dal midollo, inizia ad incancrenirsi da sola. E’ grande la lezione, non solo dei naturalisti francesi, da cui la Munro ha preso la sua anima più femminile e ritrattista, ma anche quella dei “metafisici” americani: Hawthorne, sopra tutti. Avete mai letto “Il velo del pastore” o “Wakefield”? Ecco, il compitino per casa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Nemico, amico, amante… è un libro eccezionale. Probabilmente unico oggi nel panorama letterario. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;C’è un splendida poesia di non so più chi - è talmente bella che ho finito per dimenticare chi l’ha scritta - in cui c’è un soldato disteso su una collinetta, tra l’erba e un prato pieno di colori, fiammeggiante di vitalità, che viene descritto nella sue forme, nelle sue linee, nella sua armonia con il creato e con l’universo. Sospettiamo stia riposando, che si sia affrancato un momento dal peso della guerra e delle sue indicibili torture. Godiamo nel vederlo disteso, respirare a pieni polmoni, finalmente libero di posare la sua carabina. L’ultimo tocco del poeta però, che ci aveva deliziato in una così meravigliosa estasi dei sensi, ci fa intuire, anzi ci fa proprio esplicitamente capire che quello che vediamo di fronte a noi è un soldato appena caduto, morto, probabilmente non ancora rigido né freddo. Con un ultimo colpo di reni, il poeta evita la semplice esaltazione della grandezza e armonia dell’universo, e con il suo quieto avvertimento lega indissolubilmente questa grandezza all’idea della fine, della caducità. Con quell’ultimo leggero guizzo di china il poeta ci indica, come fa la Munro che ci prende per mano e ci conduce, ci porta a toccare quel corpo che credevamo vitale, bello, aitante, con quel leggero, leggerissimo guizzo di china il Poeta ci indica l’unione ineffabile della vita e della morte. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-5429795086146055844?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/5429795086146055844/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/lo-stile-dellanatra.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5429795086146055844'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5429795086146055844'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/lo-stile-dellanatra.html' title='LO STILE DELL&apos;ANATRA'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoxGSX_3ttI/AAAAAAAAADk/vSUz2XrMMfs/s72-c/anatra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-4711684482103967836</id><published>2009-08-17T07:29:00.002-07:00</published><updated>2009-08-17T07:35:46.164-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='autori'/><title type='text'>KAFKIANO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;L&lt;/span&gt;a metamorfosi parte con un assioma. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Gregor Samsa (se cambiamo la S in K e la M in F abbiamo proprio lui) si sveglia una mattina e si ritrova trasformato in un insetto. Se postuliamo questo come vero, tutto il racconto ha una sua coerenza logica e una triste realtà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sappiamo che Kafka chiese ai suoi amici di distruggere la sua opera una volta scomparso, ma è chiaro a tutti che se l'avesse voluto veramente l'avrebbe fatto lui stesso. Forse si scaricò di un peso. Il peso di non essere stato felice e di averlo bramato. Il peso di un uomo che ricerca un posticino nell'Universo, sia pur piccolo, ma che gli viene negato. Tutto questo patì e sofferse Kafka, ma i posteri non hanno dimenticato il suo accorato lamento. Gli hanno tributato un aggettivo, "kafkiano", che sta ad indicare qualcosa di opprimente, qualcosa che tende all'incubo. Da parte mia non posso negarvi che ogni volta che leggo i suoi racconti penso che non gli sarebbe affatto piaciuto. Ho da un po' di tempo in mente di scrivere ad uno Zingarelli qualsiasi. Quell'aggettivo merita un significato diverso. Merita, a mio parere, questo significato: qualcosa che nonostante tutto, nonostante le avversità e le incomprensioni, tende e aspira alla felicità. Detta così allora possiamo dire che ogni uomo è kafkiano. Perchè questo fu Kafka: un uomo non felice ma che bramò di esserlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-4711684482103967836?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/4711684482103967836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/kafkiano.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4711684482103967836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4711684482103967836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/kafkiano.html' title='KAFKIANO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-7183442414799997400</id><published>2009-08-12T13:56:00.000-07:00</published><updated>2009-08-12T14:04:17.429-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>KIM, UN CAPOLAVORO DI FELICITA'</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoMtPG64SyI/AAAAAAAAADc/Q0V4_eGXRm0/s1600-h/rudyard-kipling.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 378px; DISPLAY: block; HEIGHT: 274px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369184918334622498" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoMtPG64SyI/AAAAAAAAADc/Q0V4_eGXRm0/s400/rudyard-kipling.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Kim è uno dei libri più felici che siano mai stati scritti da un uomo e uno dei miei libri preferiti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Chi non l’ha letto non può avere un’idea della felicità di cui parlo. E il Ventesimo secolo (Kim è del 1901- un libro vecchio cent'anni) si apre con un inno alla vita, alla gioia che non ha eguali. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non lo consiglierei a un giovane, nonostante il libro sia catalogato a torto come libro per ragazzi, perché i giovani la vita devono imparare a guardarla con i propri occhi, ancora pieni di fulgore e di mattino. E’ il libro DELLA Giovinezza, non PER la Giovinezza. Lo consiglierei invece a chi, strada facendo, ha perso quell’incanto; ai vecchi, ai depistati, agli smarriti. A chi serba in fondo al suo cuore una stelo arido che può ancora prendere fuoco. A lui dovrebbe andare Kim e la sua storia. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E’ un libro di prim’ordine, come disse Edmund Wilson, “dove Kipling, più che in ogni altro suo libro, lasciò seguire liberamente alla sua fantasia le sue memorie ed esplorazioni.” Dovunque si posano gli occhi vivaci di Kim, questo Piccolo Amico di Tutto il Mondo, scaturisce un fiume di vita. &lt;em&gt;Il lama, come al solito, era immerso in meditazione, ma gli occhi vivaci di Kim erano ben aperti. Quel largo ridente fiume di vita era a suo giudizio, molto più interessante delle anguste affollate vie di Lahore. C’erano tipi nuovi e nuovi spettacoli ad ogni passo… caste che egli conosceva e caste a lui ignote.&lt;/em&gt; Ci sono nello sguardo di Kim una leggerezza e una vivacità freschissimi; per lui non c’è mistero che non possa essere svelato, non c’è croce che non possa essere sollevata insieme, non c’è dialetto che non possa essere compreso. La forza di cui si carica il suo sguardo non è dovuta al mondo, ma ad egli stesso. Non conta il mondo, ma gli occhi per guardarlo. E la lingua per chiamarlo. Se il mondo è desto, Kim vi si trova in mezzo, più sveglio e infervorato che mai, “mordicchiando un ramoscello di cui poi si servirà come stuzzicadenti”, poiché Kim prende i suoi costumi dappertutto, nei paesi che conosce e ama. Nessuno sa perché poco più avanti, in preda a un bisogno inconscio, Kipling affida al piccolo amico di tutto il mondo il terribile compito di spia nel Grande Gioco della rivalità anglo-russa. Come dirà qualcuno, molti anni dopo Kipling si dimostrerà ancora impenitente nella sua autobiografia per questa scelta. Kim, durante il viaggio con il Lama alla ricerca di un Fiume Sacro, viene arruolato nel reggimento del padre, e, entusiasti della sua duplice natura di inglese ma anche di “nero come un tizzone indigeno”(“uno così nasce ogni cento anni”) lo assoldano nei servizi segreti. Egli passa a “Bobs” i dettagli di un' invasione pianificata da «cinque re confederati, un potenza settentrionale connivente, un banchiere indù di Peshawar, una fabbrica d' armi in Belgio e un principato maomettano indipendente nel Sud». Leggo nel web: Kim - così ricco di quello che Le Carrè chiama "trucchi del mestiere" - avrà un significato ancora maggiore perché porterà alla fondazione nel 1904 - tre anni dopo la sua pubblicazione - del servizio segreto indiano, rapidamente seguito dal MI6. Kim ispirò persino la nascita dei servizi segreti statunitensi. Amico di Kipling, il presidente americano Theodore Roosevelt - che aveva risposto all' appello di Kipling di "farsi carico del fardello dell' uomo bianco" lanciando i suoi cavalieri cubani contro l' Impero spagnolo - era solito chiamare suo figlio Kermit «Kim», e sarà poi Kermit/Kim a fondare la Oss (Office of Strategic Services, in seguito Cia). Uno dei suoi primi direttori, Allen Dulles, teneva sempre sul comodino una copia di Kim, che diventò uno dei manuali di riferimento della Cia. Nato come il suo creatore nel 1865, appena otto anni dopo la drammatica sollevazione anti-britannica del 1857, il personaggio Kim è anche la «storia di copertura» di Kipling; la sua seconda vita nascosta. Nel romanzo, la spia Kim affina le stesse qualità che il giornalista/spia Rudyard stava imparando: spirito di osservazione e attenzione per il dettaglio, come nel «Gioco di Kim» (un classico gioco di osservazione). Entrambi erano, proprio come moltissime altre spie, outsider che vivevano in due culture. “&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vivevano in due culture”. In Kim non c’è traccia di questo dualismo, perché l’autore con un sapiente schema narrativo offre al lettore una meravigliosa coesione a tutto, nature comprese. Come in un cerchio, la storia si chiude lì dov’era cominciata, apparentemente senza trama. La madre gli dirà in un cupo autunno ventoso: Tu sai di non poter scrivere una trama per salvarti l’anima. Persino la vita e la morte qui appaiono non ai due poli dell’esistenza, ma intimamente connesse e amalgamate. Dirà un indigeno nel corso del racconto: “Quando avevo quindici anni, avevo già ammazzato un uomo e messo al mondo un figlio”. Come in un atto magico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il romanzo non è riassumibile perché, come ha detto un critico, Kim concentra in se stesso, con una felicità ineguagliabile, ogni genere letterario: romanzo d' avventure, romanzo picaresco, romanzo di viaggio, romanzo spionistico, romanzo di iniziazione, romanzo mistico. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Letto dopo parecchi anni, non posso far altro che ritornare sullo sguardo che Kipling con Kim offre ai suoi lettori. Incantevole. E’ uno sguardo pieno di comprensione, incuriosito, appassionato, che conosce il pericolo senza fuggirlo, che conosce il male senza blandirlo. Nei bellissimi “Racconti semplici delle colline” si legge:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un lancio di pietra su ogni mano &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Da ciascuna delle strade ben ordinate che percorriamo &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;E tutto il mondo è selvaggio e sconosciuto.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Per Kipling il mondo non obbedisce a un ordine, ma è sull’orlo della confusione e dell’irresponsabilità. La cosa però lo affascina e egli adegua il suo cuore al battito della terra. E il suo appello è nobile e solenne, solidale, ecumenico.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Il mio fratello (così dice Kabir)&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Adora ottone e pietra come un infedele, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;ma nella voce del fratello mio &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;sento la stessa angoscia del mio cuore. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Il suo Dio è quello che gli diedero i Fati… &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;La sua preghiera è quella di ogni altro uomo… e mia.&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Perché Kipling ci ricorda in ogni passo della sua opera che il cielo ha le sue guerre sublimi, ma la terra ha guerre banali. E dunque “voi che battete la via stretta, fra bagliori d’inferno, verso il giorno del giudizio, siate gentili quando l’infedele prega il Buddha a Kamakura.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-7183442414799997400?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/7183442414799997400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/kim-un-capolavoro-di-felicita.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7183442414799997400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7183442414799997400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/08/kim-un-capolavoro-di-felicita.html' title='KIM, UN CAPOLAVORO DI FELICITA&apos;'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SoMtPG64SyI/AAAAAAAAADc/Q0V4_eGXRm0/s72-c/rudyard-kipling.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-2729511814278113665</id><published>2009-07-25T11:56:00.000-07:00</published><updated>2009-07-26T06:11:52.333-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='trilogia della costiera'/><title type='text'>BARBARI - CAPITOLO CONCLUSIVO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La notte era tinta come una bottana.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Erano anni che volevo iniziare con un incipit così.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sentivo la civetta con il suo verso sinistro circondarmi la casa e stringermi il cuore. Il vecchio giradischi funzionava ancora, chi l’avrebbe mai detto. Mi sembrò perciò il momento giusto per mettere su la Messa Funebre Massonica K 477 del divino Amadeus. Il pezzo preferito dal mio trisavolo Giorgio Luigi Filippo Roncallè. Avevo persino avuto la buona idea di noleggiare un film di vampiri che mi aveva iniziato a ischemizzare il primo quarto di ventricolo, più che la &lt;em&gt;Mauerische Trauermusik&lt;/em&gt; con dolby surround e volume a gogò. Aggiungeteci pure questo: la mia ragazza mi aveva lasciato definitivamente, scoperta la corrispondenza con Madame. E questo: la play-station era volata nelle grinfie del suo nipotino scassaminchia. E quest’altro: sul pc non avevo manco la prima versione di Supermariobros.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Pacman&lt;/em&gt;? direte voi. No, nemmeno Pacman.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sazio&lt;/em&gt;? Ero a dieta da due settimane.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Soldi&lt;/em&gt;? Licenziato con un calcio nel sedere.&lt;br /&gt;Insomma ragazzi, ero a pezzi, peggio che Harry.&lt;br /&gt;Mi alzai alle quattro. Come da copione, aprii il frigo.&lt;br /&gt;Anche Cribbio, il mio cane, aprì un occhio e sembrò maledirmi per il fracasso. “Bau Bau Bauscia, che cazzo bai a quest’ora”, gli leggevo in quell’occhio liquido. Fanculo Cribbio, dopo tutte le coscette e alette di pollo di cui mi ero privato sorbendomi chili di petto per sfamarlo, aveva pure il coraggio di guardarmi a quel modo. Mi balenò il pensiero di uno spaghetto aglio olio e peperoncino, alla faccia lentigginosa della mia dietologa. Ma ricordai di non avere manco un pachino per il colore. Che piatto era senza nemmeno un pachino? Rinunciai. Misi in padella 12 mini-wurstel e me li scafai tutti. Avevo appeso in cucina il poster di Pulp Fiction, e Uma Thurman, magra come un piatto di verdura lessa, sembrava guardarmi con aria parecchio schifata, probabilmente a causa di quei mini-wurstel.&lt;br /&gt;- Fanculo pure a te, - dissi.&lt;br /&gt;Stappai pure una Bud.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E bariccolo dov’è? dicono i bambini dai banchi di fondo. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Abbiate pazienza, arriverà.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;I mini-wurstel si erano rivelati la mossa azzeccata. Erano filati liscio lungo le valvole conniventi e avevano già imboccato la prima ansa duodenale prima della grande chicane del digiuno. Nel colon si banchettava e mancavano solo le posate. Mi era ritornata la felicità, una parola senza significato in quelle ultime settimane.&lt;br /&gt;Decisi di mandare un sms alla mia ex:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dì a quello scassaminchia di tuo nipote che si può tenere la play. E a tuo padre che l’ultimo passito di Pantelleria secondo me era una fregatura.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ma che motivo avevo? Rabbia? Offesa? Decisi di godermi la vita e di non farmi trascinare in circoli viziosi e sentimentali. Intanto era passata un’ora. Le cinque. A quest’ora molti uomini si alzano per andare in fabbrica e portare il pane a casa. Le donne invece si alzano per fare più comodamente la pipì. Gli amanti si separano per non essere sorpresi dal giorno. La luna cede il passo all’alba omerica dalle dita rosate e qualche gabbiano è incerto se gracchiare o restare in silenzio per non disturbare la quiete. E io invece avevo proprio voglia di rompere le balle a qualcuno.&lt;br /&gt;Telefonai al primo numero che avevo segnato in agendina, dicendo forte e chiaro:&lt;br /&gt;- Sveglia, l’ora delle decisioni irrevocabili è giunta al suo compimento. Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria.&lt;br /&gt;Attesi un secondo, l’avevo fatta grossa. Erano le cinque di mattina, eh. Dopo un po’ sentii una voce dall’oltretomba:&lt;br /&gt;- Sigrud? Ma ti si è fottuto il ciriveddro che mi scassi la minchia a quest’ora della matina? Ovviamente avevo beccato, senza volerlo, lo sfortunatissimo amico e commissario Salvo Montalbano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Che minchia vuoi?&lt;br /&gt;- Mi ha chiamato Livia.&lt;br /&gt;- Veramenti?&lt;br /&gt;- Giuro. Sui sacramenti.&lt;br /&gt;- E che ti disse?&lt;br /&gt;- Mi disse cose ingloriose sul vostro rapporto, ma che si dava speranza assai ad una tua ambasciata a Torino, dov’ella ti aspetta forse a braccia aperti. Commissà, ma come fai a sopportarla? Ti faranno una statua a Vìgata.&lt;br /&gt;- Speriamo. E perché minchia ha telefonato a te?&lt;br /&gt;- Una cosa a tre, è quello che vuole.&lt;br /&gt;- Sigrud non ti allargare. Ma che ci fa Livia a Torino.&lt;br /&gt;- Hai mai sentito parlare di relazione adulterina con proprietari di scuole di scrittura creativa?&lt;br /&gt;- Ma che mi dici Sgrud? Non è la manera giusta questa di diri le cose.&lt;br /&gt;- Commissario, non mi far parlare assai. Sono cosi delicati. Parliamoci aperto, faccia a faccia. Prendi il primo aereo per Torino e raggiungila, io sarò lì nel pomeriggio. Faccio un salto a salutare un amico e siamo tutti contenti. Livia in speciale maniera. Siamo o non siamo due maschioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Montalbano mi aspettava vicino ad una cabina telefonica. Si era rasato e puzzava di colonia. Solo i baffi gli davano un’aria rispettosa.&lt;br /&gt;Lo salutai e gli feci subito notare quella che sarebbe stata la prima fitta al cuore della giornata. Ad un passo dalla stazione centrale, un enorme cartellone pubblicitario raffigurava Livia mezza nuda, con una pergamena in mano e più sotto la scritta:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span &gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;La giovane Holden ti aspetta. Iscriviti anche tu nella mitica scuola. Imparare a scrivere non è mai stato tanto facile da quando ci siamo noi con le nostre Novecento regole.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Un peperone sarebbe stato meno rosso della testa glabra di Salvo.&lt;br /&gt;- Che mi significò tutto questo Sgrud?&lt;br /&gt;- Significò che Livia si è venduta al miglior offerente.&lt;br /&gt;- E chi sarebbe costui?&lt;br /&gt;- Lo conoscerai, lo conoscerai. Ti ho organizzato per questa sera un incontro. E’ disposto a combattere sul ring per lei. Tu lo metti al tappeto, Livia smette di fare la zoccola, io ci metto una pietra sopra e non se ne parla più.&lt;br /&gt;- Lo metto al tappeto quando?&lt;br /&gt;- Stasera.&lt;br /&gt;- E perché mai organizzare un evento in grande stile per farlo nero?&lt;br /&gt;- Ha deciso lui così, gli piace spettacolarizzare tutto.&lt;br /&gt;- Ma Sgrud l’ultima volta che mi sono battuto è stato per un piatto di sarde con quel finocchio di Pepe Carvalho!&lt;br /&gt;Dovevo ringalluzzirlo.&lt;br /&gt;- E a questo finocchio di un pepe gliel’hai date?&lt;br /&gt;- Di santa ragione.&lt;br /&gt;- Ecco, visto? Lo sapevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrammo nell’arena che s’erano fatte le nove. Era una bolgia infernale, come dev’essere.&lt;br /&gt;Gli spalti erano illuminati e una folla di spettatori, rigidamente suddivisa in caste, tambureggiava e accoglieva coi piedi l’entrata degli schieramenti. Salvo sembrava emozionato.&lt;br /&gt;- Che c’è? – gli dissi.&lt;br /&gt;- Mi batte il cuore.&lt;br /&gt;Non lo volevo docile e tenerone. Era il momento di tirare fuori le unghie.&lt;br /&gt;- Eh ma tieni sempre a mente, se a te qui batte il cuore, a Livia qui batte la…&lt;br /&gt;- Porcomondo che mi facesti pensare.&lt;br /&gt;Porcomondo sì. Eravamo nel bel mezzo di un pantano, se dovevamo tirarci fuori bisognava rincarare la dose a prezzo di umiliazioni.&lt;br /&gt;- Vedi quanta gente è venuta a vederti? C’è pure Fazio e Catarella…&lt;br /&gt;- Oh Sgrud, c’è perfino il Fan Club di mio nonno Andrea!&lt;br /&gt;Il Fan Club era riconoscibilissimo, perché era l’unico a stare nel comparto fumatori, senz’aria condizionata.&lt;br /&gt;Dopo un po’ mi disse: - Sgrud, hai visto quel gruppo laggiù in fondo? Guarda, hanno tutti in mano il mio ultimo libro &lt;em&gt;La mia vita a beccafico&lt;/em&gt;!&lt;br /&gt;- Oh sì Salvo. Quelli vengono da tutte le parti di Italia. Sono gli aNobiani. Gente di cui diffidare, son peggio delle sanguisuga. Abituati come sono a vivere la vita degli altri.&lt;br /&gt;Salvo non mi diede retta, fece un saluto a cui avresti dato quattro stelle fisse e gli aNobiani invece di applaudire ed esultare, risposero con la maniera che più ritenevano consona e opportuna al loro stato: iniziarono a scrivere tutti quanti un commento su un taccuino.&lt;br /&gt;L’empatia era a livelli massimali.&lt;br /&gt;Ad un tratto si spensero le luci e partì la musica di &lt;em&gt;Eye of the Tiger&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Qualcuno disse: - Che grezzata!&lt;br /&gt;Sul ring calò una piattaforma a forma di nave e dentro c’era tutto il team Holden. Piovvero pomodori dalle tribune.&lt;br /&gt;Bariccolo era avvolto in un mantello leopardato di ciniglia. Salutava e offriva smancerie a destra e a manca. Ogni tanto qualcuno gli passava del succo di idromele e lui inghiottiva senza dir parola. I muscoli mi sembravano troppo pompati dall’ultima volta che lo avevo visto e conclusi che erano gonfiati a botte di anabolizzanti. Anche la bariccolessa del resto, vestita di raso dalla cima dei capelli alla punta dei piedi, esibiva molte rughe in meno. Tutto sembrava pronto.&lt;br /&gt;L’arbitro, il vecchio Pietro Citati, cercava di mantenersi in piedi e dare avvio all’incontro. Disse: - In nome di Gadda, non facciamo pasticciacci con le regole. Niente colpi bassi. Il primo che mena un colpo basso s’impara a memoria una cantica del paradiso.&lt;br /&gt;Bariccolo non ci stava. Dante era roba antiquata. Ma il vecchio Citati, con la rigidità che gli era propria, sembrava inflessibile e fece no con il capo, respingendo le sue proteste.&lt;br /&gt;Si fremeva per il gong iniziale. Gli aNobiani misero mani ai loro taccuini, i Camilleriani iniziarono l’ottavo pacchetto di sigarette. Il cronista alzò la voce e disse a chiare lettere che Livia comunque fosse andata sarebbe stata nel cuore di tutti. Salvo allargò le narici e mi disse invece che voleva spegnergli tutti i neuroni dell’ippocampo con un bel diretto a quel tizio, altro che cuori di tutti. Suonò il gong, erano partiti. Il mio uomo si teneva defilato e studiava l’avversario. Barick cercava di meravigliare il pubblico con una serie impressionante di piroette. Tentò di eseguire pure il moonwalk, ma Salvo gli fu addosso con una scarica di pugni sotto le costole. Barick accusò il colpo e sollevò gli occhi al cielo con faccia studiatissima da commediante. Piovvero i primi insulti: - Vergogna! Ladro! Imbroglione!&lt;br /&gt;Lui non stava a sentire, le ragazzine erano dalla sua parte e ponponneggiavano sui banchi come vedette di Nantucket. Feci cenno a Salvo di avvicinarsi all’angolo e gli suggerii di non esagerare. Non volevo assolutamente che Barick passasse da santo nella vita a martire con la morte.&lt;br /&gt;- Lo voglio vivo e vegeto, devi solo rintronarlo come una campana in corso di lapidazione.&lt;br /&gt;Salvo sorrideva e faceva segno di sì. La folla era in delirio. E anch’io ero su di giri.&lt;br /&gt;- Scatenagli una demenza vascolare.&lt;br /&gt;- Che minchia dici?&lt;br /&gt;Proprio a quel punto Barick partì col suo attacco, ma Salvo si scostò lesto e fece finire il suo avversario con la faccia spiaccicata sul palo dell’angolo, steso a terra di fronte a me. Gli sputai in un occhio, potevo forse resistere? Lui con l’occhio acciaccato mi disse: - Sigurd, che tu sia il più maledetto tra i barbari.&lt;br /&gt;Citati si rassicurò sulle sue condizioni e fece riprendere l’incontro. Salvo gli teneva testa. Barick chiese dell’acqua. Sudava da tutti i pori come mai in vita sua. Salvo da vero poliziotto gli stava appresso come un segugio. E continuava a ballare attorno senza menar colpi. Barick si difendeva bene, e non si lasciava penetrare. Ad un certo punto si avvicinò al mio uomo cercando di spingerlo contro le corde e di sfiancarlo con mosse e mossettine. Quando colpì Salvo al fegato, dalla tribuna dei Camilleriani si alzò un grido di dolore. Camillerozzo stesso in persona scese giù e si avvicinò al ring. Venne da me e mi disse: - Sgrud, chiamami quel frocio!&lt;br /&gt;Lo chiamai e lui si avvicinò all’angolo, si girò e vide suo nonno: - Nonno!&lt;br /&gt;- Scimunito, che minchia facesti? Mi son giocato cento stecche di MS per te! Più sciolto come un gabbiano devi essere, non un cane di terracotta!&lt;br /&gt;E qui si fermò per scatarrare.&lt;br /&gt;Danny Lemon dalla astronave cambiò registro. Niente più Chopin, era l’ora del Mephisto Walzer.&lt;br /&gt;Su Salvo quelle parole e quella musica scesero come una benedizione. Alla terza ripresa un gancio destro ridusse Barick ad un vegetale e Livia, che finora era stata quieta si portò una mano alla bocca. Io le feci l’occhiolino e le dissi con il labiale: PREPARATI CHE TI PRENDO E TI PORTO VIA.&lt;br /&gt;All’inizio della quarta ripresa, un pugno di Salvo spostò solamente l’aria ma bastò per far crollare miseramente Barick al tappeto. Gli aNobiani avevano le lacrime agli occhi, in fondo tutti avevano almeno un suo libro. Salvo sembrò pentirsi e crollò pure lui, dopo che Citati aveva solennemente decretato il vincitore. Era l’ora di agire. Feci cenno a Livia che lesta come una gatta saltò sull’astronave. Io le stavo dietro. Appena fummo dentro, Livia prese un finto remo e lo sbatacchiò in testa a Danny che cadde svenuto. Mi misi al pianoforte e cominciai a suonare, come il mitico Freddie, le prime note di &lt;em&gt;We are the champions&lt;/em&gt;. Tutta la platea era in silenzio quando Livia fece scattare una leva e la nave si sollevò. Volammo via. Potevo vedere dall’alto il quadrato del ring e Camillerozzo che approvava. Solo a quel punto Salvo si accorse della truffa.&lt;br /&gt;E allora, con le ultime forze che gli erano rimaste, si alzò e gridò con tutto il cuore:&lt;br /&gt;- Sigurd! Sai di chi sei figlio tuuuuuuuuuu? Sei figlioooooo di una grandissimaaaaa puttaaaaaa ara pa ra paaaaa pa pa pa… ara pa ra paaaaaaa pa pa pa…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span &gt;FINE&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-2729511814278113665?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/2729511814278113665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/barbari-capitolo-conclusivo-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/2729511814278113665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/2729511814278113665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/barbari-capitolo-conclusivo-della.html' title='BARBARI - CAPITOLO CONCLUSIVO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-2544814963595687250</id><published>2009-07-20T03:14:00.000-07:00</published><updated>2009-07-20T03:22:44.388-07:00</updated><title type='text'>UN CONFRONTO</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Cari miei visitatori, per questo spazio vorrei poter riflettere con voi su una analogia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Leggete qua:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Forse un mattino andando in un'aria di vetro, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;di me, con un terrore di ubriaco. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;alberi case colli per l'inganno consueto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ora, se non vi chiedo troppo, leggete anche qua:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Se una qualsiasi cavallerizza macilenta e tisica venisse incalzata senza tregua per mesi e mesi tutt’intorno al maneggio su un cavallo malfermo, di fronte a un pubblico instancabile, da uno spietato direttore armato di frusta, mentre lei continua a lanciare baci, sibilando sul cavallo e muovendo le anche, e se questo spettacolo si protraesse sino ad un’ora grigia di un avvenire che si annuncia interminabile, fra lo strepito incessante dell’orchestra e dei ventilatori, accompagnato dallo smorzarsi e dal riaccendersi dell’applauso, dello scrosciar di mani che in verità sono tanti magli a vapore…allora forse un giovane spettatore della galleria si slancerebbe giù rapido per la lunga scalinata, farebbe irruzione nella pista e urlerebbe – Basta! – tra le fanfare dell’orchestre sempre pronte ad adeguarsi alle esigenze dell’istante. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Siccome però le cose non vanno così; siccome una bella signora vestita di bianco e di rosso fa leggera il suo ingresso fra le tende che i superbi valletti le schiudono dinanzi; e il direttore , cercando devotamente i suoi occhi, le alita in viso come un cagnolino fedele; premuroso la solleva fin sul leardo bianco pomellato, come si trattasse della nipotina amatissima che sta per intraprendere un viaggio rischioso; non riesce a dar il segnale con la frusta; infine vincendosi, lo dà con uno schiocco; prende a correre a bocca aperta accanto al cavallo; segue i balzi della cavallerizza con occhio vigile; trova quasi inconcepibile la sua abilità tecnica; (…) ingiunge, furente, agli stallieri che reggono i cerchi di star ben attenti; prima del grande salto mortale, scongiura alzando le mani l’orchestra di tacere; alla fine solleva la piccola dal cavallo tremante, la bacia prima su una gota e poi sull’altra e ritiene inadeguata qualsiasi ovazione del pubblico; mentre lei stessa, da lui sorretta, sollevandosi sulla punta entro un alone di polvere, con le braccia distese e la testolina riversa all’indietro, vuol estendere la propria felicità all’intero circo…ebbene siccome le cose vanno così, ecco che lo spettatore della galleria appoggia il viso alla balconata e, perdendosi nella marcia come in un sogno doloroso, piange di un pianto inconsapevole. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La poesia è ‘un osso di seppia’, ma tanto diversa dalle altre del libro di Montale che quello che in questa poesia è quasi assente, nelle altre è sovrabbondante: l’elemento di natura. C’è l’astrattezza, l’irrealtà, il languore del sogno e dell’incubo. L’attacco è di foscoliana memoria, come tutti avrete sentito e ricordato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’altro è un breve racconto (riportato per intero) di Franz Kafka. Uno dei racconti più belli e, invero, più tristi del pianeta (chi l’ha detto, infatti, che la bellezza abbia come attributo esclusivo la felicità?). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Io ho sentito una somiglianza e una differenza tra i due. Sono due componimenti che si affacciano sull’orlo dell’abisso, del vuoto, facendolo splendidamente. Lettori non possiamo non provare una leggera vertigine, come un ‘anello che non tiene’, mentre vediamo (o meglio, intravediamo) l’inganno consueto, le case i colli gli alberi che si ricompongono per ‘il niente di nuovo sotto il sole’; mentre sentiamo l’irrealtà, l’atrocità dell’inganno circense – la cavallerizza che recita la parte di cavallerizza felice; il direttore che usa la sua frusta per mettere a tacere l’orchestra per il gran salto, o invitare gli stallieri a prestare attenzione alla dolce fanciulla. Il tutto è ovattato, tragicamente finto e a noi non resta che poggiare il viso sulla balaustra e piangere di quel tremendo pianto inconsapevole. Soli. Tra gli uomini che non si voltano (perché? per codardia? o per ignoranza?). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La differenza, forse sottile, forse inesistente, e che fa del racconto kafkiano, un racconto senza speranza a differenza di "Forse un mattino andando in un’aria di vetro", è l’incapacità di poter trovare una falla, un errore, il miracolo montaliano che porti comunque ad una redenzione, seppur minima, seppur inefficace. L’intollerabilità dell’essere come mai prima era stata evidenziata, Kafka l’ha portata alle estreme conseguenze. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Come direbbe Benjamin, Kafka pensa per ere. Ere intere l’uomo deve spostare nell’atto di imbiancare, nel atto di compiere anche il minimo gesto. E' di una terribilità infinita. Il suo pianto non è un pianto cosmico, è un pianto inconsolabile perché il mondo di Kafka è un mondo atroce e non solidale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Montale ci dice il suo segreto, lo svelarsi dell’inganno, che non può condividere con gli uomini che non hanno visto; Kafka non ce lo dice, perché non lo ha visto nemmeno lui, e quel che è peggio, è che però continua a sentirlo, intimamente, intollerabile, infinito, colpevole. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-2544814963595687250?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/2544814963595687250/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/un-confronto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/2544814963595687250'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/2544814963595687250'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/un-confronto.html' title='UN CONFRONTO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-4978869756890465108</id><published>2009-07-12T06:08:00.000-07:00</published><updated>2009-07-12T06:33:36.881-07:00</updated><title type='text'>DISTURBI DI PERSONALITA'</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SlniJSxfL8I/AAAAAAAAADU/P_Ms5BkIeIE/s1600-h/ruggiero_fobiasociale_2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5357561881020018626" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 208px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SlniJSxfL8I/AAAAAAAAADU/P_Ms5BkIeIE/s320/ruggiero_fobiasociale_2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E' da un po’ di giorni che Bruni cerca di introdurre il discorso dei disturbi di personalità ovunque. Si fa la spesa, e scappa lo Schizotipico. Si va in posta (c’è la fila, uh, che novità!) e si presenta il Paranoide. Si mangia a tavola, un sacco di melanzane urticanti il mio esofago spero non barrettiano, e si infila di soppiatto un Istrionico. Il Borderline spunta come i funghi tra uno sguardo in vetrina alle nuove scarpe estive e un Gratta&amp;amp;Vinci che dice: non hai vinto, però ti ho illuso parecchio e mi comprerai di nuovo. L’abuso infatti di Gratta&amp;amp;Vinci e di BDZ (benzodiazepine mi raccomando, non confonderle con le benzoTiazepine, che sono calcio-antagonisti e rischi di collassare. Su certe cose bisogna essere categorici) sono la regola in questi casi. E il Narcisista? (a&lt;em&gt;llo specchio&lt;/em&gt;) Cavoli, guarda che capello perfetto mi è venuto oggi. Avessi gli zigomi più alti, Dolce mi raccomanderebbe a Gabbana.&lt;br /&gt;Ovviamente, un uomo steso sul divano la domenica sera, davanti alla tv e le partite di calcio e con in mano una Bud ghiacciata, ha l’Antisociale in agguato dietro di sé. Solo un fesso non se ne accorgerebbe.&lt;br /&gt;Quando posso evito come la peste.&lt;br /&gt;Ieri sera non si è parlato per niente di queste cose. Era una serata piacevole. C’era pure un leggero venticello in terrazza. Volevo rivedermi Citizen Kane. Quel famoso “giallo metafisico”, come disse Borges.&lt;br /&gt;- Ma è magnifico, bella idea. Devo scoprire quale disturbo di personalità assillava il magnate.&lt;br /&gt;Le ho detto che non tutti gli uomini sono assillati da disturbi di personalità. Che esistono anche i temperamenti.&lt;br /&gt;Mi ha guardato con quel suo sguardo suo. Suo proprio eh! Fulminante. L’idea è traboccata. Deve essere stato in momenti così che Napoleone ha maturato e tirato fuori la marcia in Russia. E mi ha detto una cosa che evidentemente si preparava da giorni:&lt;br /&gt;- Tu, ad esempio...&lt;br /&gt;Mmm.&lt;br /&gt;- Hai mai sentito parlare del Cluster C?&lt;br /&gt;- Immagino sia il Cluster mio – le ho detto.&lt;br /&gt;- Ovvio, a qualche cluster dobbiamo pur appartenere. Disturbo evitante di personalità. Ti calza a pennello.&lt;br /&gt;Leggo: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;un disturbo di personalità caratterizzato da uno schema di comportamento penetrante di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità a valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza a evitare le interazioni sociali.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;- Sai da cosa si capisce?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- Preferisci andare in grossi centri commerciali per provarti magliette e jeans. Soffri le commesse. E il loro giudizio. Sei chiaramente un APD, Avoidant Personality Disorder.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Ma se c’ho pure il blog!&lt;br /&gt;- Appunto. Legittima la mia tesi.&lt;br /&gt;- Si capisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Da ieri dunque, come un fardello, mi porto questa diagnosi in corpo.&lt;br /&gt;Dunque siate clementi. E non giudicate. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ora sapete di cosa soffro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E anche voi non sperate di sfuggire ai vecchi cluster, ci siete dentro fino al collo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Parola di Bruni. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-4978869756890465108?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/4978869756890465108/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/disturbi-di-personalita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4978869756890465108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/4978869756890465108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/disturbi-di-personalita.html' title='DISTURBI DI PERSONALITA&apos;'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SlniJSxfL8I/AAAAAAAAADU/P_Ms5BkIeIE/s72-c/ruggiero_fobiasociale_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1018002518096366903</id><published>2009-07-02T16:37:00.000-07:00</published><updated>2009-07-03T04:45:11.790-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>CIAO MIMMO</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;e poi una mattina non ti sei più svegliato,&lt;br /&gt;io volevo dirti che mi avevi lasciato&lt;br /&gt;sul viso una riga spietata,&lt;br /&gt;che me l’avresti pagata&lt;br /&gt;ancora una volta.&lt;br /&gt;I capelli ce li siamo tirati davvero&lt;br /&gt;ricordi?&lt;br /&gt;e non cadevano soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo so, non è il mio dolore che conta,&lt;br /&gt;rimestano la minestra i vivi che restano&lt;br /&gt;e tu conosci l’adagio.&lt;br /&gt;Però che cosa lasci&lt;br /&gt;se solo una mano stretta che mi diceva&lt;br /&gt;è un infarto?&lt;br /&gt;mi rimane?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è stata&lt;br /&gt;l’ultima tua fragilità &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;prima di dirci ciao&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;con tre dita&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non abbiam saputo più nulla&lt;br /&gt;di quello che pensavi&lt;br /&gt;persino la porta chiudevi&lt;br /&gt;se parlavi col prete.&lt;br /&gt;Ci ha detto che&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;br /&gt;attendevi l’imbarco&lt;br /&gt;coi sospesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora non una scusa, fratello&lt;br /&gt;non un biglietto messo sotto&lt;br /&gt;gli occhi di tutti. Solo i cerotti&lt;br /&gt;di morfina sono rimasti&lt;br /&gt;appesi al chiodo. Erano&lt;br /&gt;gli ultimi guantoni&lt;br /&gt;con cui hai picchiato&lt;br /&gt;la vita.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1018002518096366903?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1018002518096366903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/ciao-mimmo.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1018002518096366903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1018002518096366903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/ciao-mimmo.html' title='CIAO MIMMO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-206817047330535461</id><published>2009-07-02T04:17:00.000-07:00</published><updated>2009-07-02T10:34:27.066-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='trilogia della costiera'/><title type='text'>L'INCONTRO - CAPITOLO SECONDO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Cara Madame,&lt;br /&gt;Rive sfiorate dal vento del nord. Sabbia a perdifiato. Pallide ninfette riparate dal sole dei tropici da ombrelli a fiori. Nell’aria fritta, la sensibilità. Qui è una malattia che contagia tutti, anche i critici più inamidati.&lt;br /&gt;E tutto è come avete lasciato, Madame. Solo quell’orsacchiotto di padre Pluche è morto, mangiava troppe brioche. Lo sapevate tutti. Plasson invece continua a rompere le balle. Bartleboom ci prova sempre, con ogni donna che si ferma qui. Non hanno sciupato niente, i migliaia di visitatori.&lt;br /&gt;Vi scrivo, Madame, da dove siete guarita e sempre ritornerete.&lt;br /&gt;Per curarvi.&lt;br /&gt;Adulterio.&lt;br /&gt;Ma si guarisce dalla vostra malattia? mi chiedo.&lt;br /&gt;Una se lucciola è, lucciola rimane. Non trovate?&lt;br /&gt;Passeggiavo l’altro giorno con Alex. Lo so, lo so. Vi chiederete: come ho fatto ad incontrare il giovane Holden?&lt;br /&gt;Lunga storia, Madame. Vi basti questo: io e Alex passeggiavamo sulla sabbia. A piedi scalzi. Senza lasciare orme. Non vi pare già un miracolo? Mi indicava, con gesti lenti, una collina, la linea dell’orizzonte, un'onda sbarazzina. Poi il suo dito saliva per un sentiero su su fino alla cappella di Saint Amand.&lt;br /&gt;- Vi sono affreschi fatti con l’acqua marina nella cappella, - mi dice. – Volete vederli?&lt;br /&gt;Ho fatto finta di non aver sentito e ho indicato un punto scuro in mezzo al fitto di alberi: - Lì cos’è?&lt;br /&gt;Madame, avreste dovuto vederlo. Gli si era illuminato il viso.&lt;br /&gt;Mi ha detto: - Oh Signor Sig! Non potete immaginare quanto io sia fiero di quel punto luminoso laggiù.&lt;br /&gt;Non avevo detto luminoso. Vabbè.&lt;br /&gt;- Quella è la mia più grande creazione insieme alla zattera della Medusa: (trionfante) è la Locanda Almayer!&lt;br /&gt;Tutti nomi presi a prestito, penso tra me, inevitabilmente.&lt;br /&gt;- Nomi presi a prestito, Signor Sig.&lt;br /&gt;Ecco, appunto.&lt;br /&gt;- Ma tanto frikkettoni.&lt;br /&gt;Non posso che chiedere: - Lei si sente frikkettone, signor Holden?&lt;br /&gt;Sgranando gli occhi, mi si attacca al braccio, Madame. Anche lui si mette a piangere. E’ prigioniero di se stesso. Mi dice: - E’ il mio destino. E’ colpa di quella donna malefica. Mi ha reso lei così.&lt;br /&gt;- Chi?&lt;br /&gt;- Mia madre.&lt;br /&gt;Ho una stretta al cuore. Lei, la bariccolessa.&lt;br /&gt;Vorrei aiutarlo.&lt;br /&gt;Un mucchio di anatre starnazzanti ci passa affianco, gli si fermano davanti. Sembrano sorridergli, almeno loro. E’ sempre il giovane Holden, cazzo.&lt;br /&gt;Aiutarlo sì, ma dopo aver messo giù un boccone.&lt;br /&gt;Gli dico: - Non faccia così! Si dia un contegno. Che cucinano di buono alla Locanda?&lt;br /&gt;Gli si riapre lo sguardo. Inizia a balbettare per l’emozione.&lt;br /&gt;- Un po’ di tutto signor Sig. Un po’ di tutto.&lt;br /&gt;Che al paese mio vuor di’: tutto e niente. Vabbè.&lt;br /&gt;Ci avviamo.&lt;br /&gt;Alex ha insistito. Vuole camminare sul bagnasciuga. Ok. Siamo a casa sua.&lt;br /&gt;Gli domando, indicando l’acqua: - Sa che non ho ancora capito?&lt;br /&gt;- Cosa?, - mi dice.&lt;br /&gt;- Questo cos’è precisamente? Oceano o Mare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivati alla locanda.&lt;br /&gt;Di essa non mi hanno sorpreso le cedevoli mura. Ma la mole. Ha la pianta di un ottagono e ricorda vagamente un tetragono da lontano. Stavo per dirgli “mi ricorda un'abbazia…” .&lt;br /&gt;- Tutto è preso a prestito qui. Si ricordi.&lt;br /&gt;Me ne ricorderò, e anche voi. Spero.&lt;br /&gt;Nonostante il tono lugubre, dalla locanda veniva il rumore di un’orchestrina jazz. Metteva di buon umore. Il pianista poi ci sapeva fare.&lt;br /&gt;- Oh so che sta pensando signor Sig!, - mi dice. – Si sta chiedendo chi suona così bene il piano! Vero?&lt;br /&gt;Mi aveva letto nel pensiero. Dissi di sì.&lt;br /&gt;- E’ quel maledetto spilorcio di Danny. Danny Lemon. Alla fine lo abbiamo convinto a scendere da quella nave merdosa. Non l’avessimo mai fatto!&lt;br /&gt;- Perché?&lt;br /&gt;- La gente vuole solo lui! e ci minaccia… Non possiamo farlo scappare via, lei mi capisce. Il fatto è che si prende un sacco di quattrini, il bastardo!&lt;br /&gt;- Azz.&lt;br /&gt;- Contrabazz, dico io. C’è pure il contrabazzo, cioè. Il risultato? 350 stipendi della Holden. Bruciati. Per un mucchio di furfanti.&lt;br /&gt;Cose da non credere. Aveva tutto il mio appoggio.&lt;br /&gt;Poco dopo entrammo nella Locanda. Dio, che nuvole di fumo, che chiasso, che turpiloquio. Non si capiva un cazzo. Ma io avevo l’occhio lungo, io. Li riconobbi ad uno ad uno. Era la banda al completo del Circolo Pickwick.&lt;br /&gt;Che meraviglia!&lt;br /&gt;Strinsi le mani a tutti. Come sta, Signor Pickwick? E lei Mr. Winkle? Che goduria. Mi feci trascinare nella baldoria a suon di zufoli e mi misi a palpare un sacco di natiche a diverse signorine quella sera. E voi capirete Madame, ero sotto l’influsso della banda di Mr. Dickens. Ero tra amici.&lt;br /&gt;Il signor Holden mi fece cenno di raggiungerlo al tavolo. Con profonda tristezza mi separai dai miei amici e lo raggiunsi.&lt;br /&gt;Mi disse: - Gradirete qualcosa immagino!&lt;br /&gt;Già, ero venuto qui apposta. Me ne ero dimenticato.&lt;br /&gt;Ero troppo eccitato. Mi serviva un piatto che non mi ammosciasse l’adrenalina.&lt;br /&gt;Dissi: – Ma certo signore Holden, gradirei un piatto di sarde a beccafico.&lt;br /&gt;La musica si interruppe. Tutti mi guardarono negli occhi.&lt;br /&gt;Il signor Alex Holden alzò il sopracciglio, inviperito.&lt;br /&gt;Avevo detto una cazzata?&lt;br /&gt;Sì, avevo detto proprio una cazzata.&lt;br /&gt;- Cosa si crede lei? Di stare a Vìgata? Qui nessuno le ha mai parlato di sarde a beccafico. E ora: FUORI!!!&lt;br /&gt;Quel ciccione di Bartleboom mi stringeva da dietro. E mi spingeva verso la porta. I miei amici, pagati pure loro, fingevano di non vedermi. In men che non si dica mi ritrovai fuori dalla porta della lugubre Locanda Almayer. Tutto per un piatto di sarde a beccafico. Così è la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era scesa la notte. L’orchestrina aveva ripreso a suonare uno swing malinconico. La festa continuava.&lt;br /&gt;Più in là, sotto un piccolo ponticello, notai una figura dalle larghe spalle. Mi avvicinai, e alla luce della luna riconobbi il Maestro. Il Maestro! Joseph Conrad! E vestito con stracci.&lt;br /&gt;Gli dissi: - Maestro, lei qui!&lt;br /&gt;- Nessuno è profeta in patria, - ripeteva.&lt;br /&gt;Riconobbi nella sua voce il tono maestoso della parola scritta.&lt;br /&gt;- Chi sei? sei tu Almayer, figlio mio?&lt;br /&gt;Ora capivo. Il Maestro era stato abbandonato, rifiutato dal suo stesso figlio, l’ amministratore della Locanda (il signor Holden era il presidente). Messo fuori dalla porta, come un parcheggiatore di zattere.&lt;br /&gt;Non me la sentii di negargli un sorriso. In fondo, quanti me ne aveva regalati lui con le sue parole? Quanta felicità?&lt;br /&gt;Dissi:- Sì, padre. Sono io Almayer.&lt;br /&gt;Ci abbracciammo, lui commosso per aver trovato suo figlio, io commosso per aver trovato il mio Maestro. La luna era incantevole sul mare.&lt;br /&gt;In lontananza, vedemmo i fuochi di artificio sparati in aria da una nave all’orizzonte.&lt;br /&gt;Mi godevo lo spettacolo, tanto più che mi sentivo così leggero. A pensarci bene, era stata una grande idea mandarmi via dalla Locanda.&lt;br /&gt;Senza quelle sarde a beccafico sullo stomaco, potevo dormire sonni tranquilli accanto al mio capitano.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-206817047330535461?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/206817047330535461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/lincontro-capitolo-secondo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/206817047330535461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/206817047330535461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/lincontro-capitolo-secondo.html' title='L&apos;INCONTRO - CAPITOLO SECONDO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-5418308062555813730</id><published>2009-07-01T03:02:00.000-07:00</published><updated>2009-07-02T04:32:23.652-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='trilogia della costiera'/><title type='text'>ILIADE, OMERO. ALEX BARICCO - UN REGALO - CAPITOLO PRIMO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ieri pomeriggio ero stravaccato sul divano, in preda al torpore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi ero scolato già la terza lattina di coca-cola zero e quindi non avevo di che pentirmi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mentre sonnecchiavo, però, ho avuto degli incubi. Nel sogno è apparsa la mia figlioletta, l’ho riconosciuta dalla lentezza dei movimenti, un marchio di famiglia. Doveva avere otto o nove anni. Aveva in mano una copia di Oceano mare autografata, e mi chiedeva di leggerle dei passi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L’incubo non finiva qui. Insisteva: voleva sentire il pezzo del pittore. Quello che dipinge il mare con l’acqua del mare. Deus meus!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Avevo mangiato un panino con la mortadella. Doveva aver contribuito parecchio. Una coalizione di grassi saturi minava la mia stabilità mentale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ero dunque tra il sonno e la veglia quando squillò il telefono. Lo sento, ergo sono vivo, ho pensato. Vi figurate un paradiso sotto forma di angioletti che chiedono a gran voce letture bariccoliane? Ok, non volevo angosciarvi. Si fa per dire. Mi alzo con fatica dal divano. Arriva mia sorella che mi passa il cordless e mi dice: - E’ per te, una chiamata da Torino. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Da Torino?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Faccio mente locale, e a parte aver familiarizzato in tutti questi anni con il cast di Centovetrine, non conosco nessuno a Torino tanto da ricevere una telefonata. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi preparo, deve essere una questione di lavoro. Dei polipetti alle corde vocali mi danno il giusto tocco di raucedine per fare il brillante. In questi casi è fondamentale e io a telefono mi sono sempre giocato la carta baritonale. Mi sistemo metaforicamente il nodo della cravatta, due colpetti di tosse, poi rispondo con tutta la figaggine possibile: - Pronto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Sigurd, finalmente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Voce di donna. Anzianotta. Seno cascante. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;In un sol colpo mi sono chiari il sesso, l’età e lo stato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Ma chi parla? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Lascia passare qualche secondo, si fa attendere, gioca coi tempi, fa la furba. Poi d’un tratto scandisce solennemente: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Sono io, la Bariccolessa. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Porca boia! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi passa pure in mente di dirle: - La bariccolessa madre o la bariccolessa moglie? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Non l’avessi detto!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Non fare il furbo con me, giovanotto! Il figliolo puoi pure fregarlo, ma a me non mi freghi! Sono io, la nonna di Danny DDT Dabadan Dabadan Bim Bum Bam Gatorade Lemon Plus, meglio conosciuto come…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Novecento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Appunto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Appunto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Sai perché ti ho chiamato? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Nossignora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Lo sapevo, non lo sa nemmeno Alex. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Alex deve essere l’omuncolo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Sono tutt’orecchi, - dico. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Il mio figliolo è alle prese con la sua opera definitiva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Ehilà, non posso che gioire insieme a lei per questa decisione. Definitiva definitiva? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- C’è poco da gioire Sig.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Non lo nego. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Mi ha svelato alcuni retroscena. La trama è pessima. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Non avevo dubbi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Parla di una troia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Originale, - le dico. Sembra seriamente preoccupata. La Troia mi incuriosisce. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Io avrei un ruolo secondario. Dovrei essere la seconda moglie di un certo Primo. Per farla breve, scoppia una guerra per una puttanella. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Capisco. Deve essere una cosa molto triste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Tristissima Sig. Sig Sig (piange). Ma il fatto non è questo. Sai cos’è? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;No, le vorrei dire. Ma ho un’intuizione: se non so cos’è, allora è… Mi interrompe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- E’ che sono cazzi amari. L’immagine delle donne non ne viene fuori elegantemente, Sig. Insomma noi si è puntato tutto sulle giovincelle. Non vorrei che rovinasse tutto quello che ha fatto per una mignottella di provincia. E mandasse alla malora tutti i Boodmann, Baldabiou e Bartleboom (che originalità) di questo mondo. Soprattutto non vorrei cominciasse a piovere fango sulla fandango. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Che bariccolismi. Ero entusiasta. Mi stava simpatica lady BacoDaSeta. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Incominciò pure a piangere con il suono lamentoso dei bariccoli del mondo. Si riconosceva, era proprio lei, la madre. Il momento era di massima tensione. Ed era stato colto al volo. Tale madre, tale…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi lasciai quindi intenerire. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- E io dunque? Che dovrei fare io?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Sig, mi colpisce questa tua tardezza. Ma è ovvio no? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Era ovvio, certo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una stroncatura sul nascere. Questo mi proponeva. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Alex tiene così a cuore i tuoi commenti. Eviterà di pubblicarla quella roba. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dissi di sì. Ma chiesi qualcosa in cambio. Quello che voleva. Come souvenir. Per la mia figlioletta almeno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi disse: - Avrei qualcosa per te, adesso che mi ci fai pensare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L'emozione era a mille. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Dovrei vedere negli scantinati della Holden… ah sì, certo. Che ne dici di una tela di un pittore che dipinge il mare con l’acqua del mare? Le stiamo dando a metà prezzo. Ti piacerebbe?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Mi renderebbe un uomo molto felice, signora. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- E vada per la tela allora! Saluti caro mio Sig. E mi raccomando! &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;- Saluti a lei e alla famiglia. Terrò presente, non si preoccupi. Mi saluti pure il figliolo. E gli dica di riposarsi un po’.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Chiusi, quasi con le lacrime agli occhi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mi credete?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Dopo tutto erano brave persone.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-5418308062555813730?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/5418308062555813730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/iliade-omero-alex-baricco-un-regalo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5418308062555813730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5418308062555813730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/07/iliade-omero-alex-baricco-un-regalo.html' title='ILIADE, OMERO. ALEX BARICCO - UN REGALO - CAPITOLO PRIMO DELLA TRILOGIA DELLA COSTIERA'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-281079230609137988</id><published>2009-06-29T14:12:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:14:44.863-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>CATTIVERIE</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#ffffff;"&gt;L’altra sera ero seduto sulla panchina con il mio amico Qfwfp.&lt;br /&gt;Ci eravamo fatti cinque birre ciascuno. Le avevamo comprate dall’indiano sotto i portici, che vende tutto a prezzo ragionevole. Le mie erano doppio malto quindi picchiavano forte. Non è che stessi male eh. Non riuscivo più a tenere gli occhi aperti, questo sì. In compenso sentivo tutto.&lt;br /&gt;Non so che stesse facendo Qfwfp, forse dormiva, forse guardava le donne sfilare. Io facevo i gesti di chi passa all’altro giro. «Al prossimo giro, amico! Al prossimo giro».&lt;br /&gt;Ad un certo punto la panchina ha cominciato a sollevarsi da terra. Pensavo fosse Qfwfp e i suoi soliti scherzi da piccolo demonio. Maledetto furfante, ho pensato.&lt;br /&gt;Sentivo di essere ormai ad una certa quota. Chiunque avrebbe aperto gli occhi.&lt;br /&gt;Io no.&lt;br /&gt;Volevo infischiarmene. Godermi il momento di relax.&lt;br /&gt;Qfwfp, quasi mi avesse letto nel pensiero, mi diceva: «Così si fa!». Sorridevo, proprio come Robert De Niro nell’ultima scena di “C’era una volta in America”.&lt;br /&gt;Quando ho riaperto gli occhi, ho visto una cosa che non potete immaginare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-281079230609137988?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/281079230609137988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/cattiverie_29.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/281079230609137988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/281079230609137988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/cattiverie_29.html' title='CATTIVERIE'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-3331355197401084324</id><published>2009-06-28T07:57:00.000-07:00</published><updated>2009-06-28T08:13:15.282-07:00</updated><title type='text'>afArisma del mese</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkeH8tclM6I/AAAAAAAAADM/J2H4PacSZdc/s1600-h/pictures%255Ccategory%255C1%255C2004%255Cgolf_30778.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352396159214498722" style="WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 264px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkeH8tclM6I/AAAAAAAAADM/J2H4PacSZdc/s400/pictures%255Ccategory%255C1%255C2004%255Cgolf_30778.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Per giocare a golf non è necessario essere imbecilli. Però aiuta molto. (G.B.Shaw)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-3331355197401084324?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/3331355197401084324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/afarisma-del-mese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3331355197401084324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3331355197401084324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/afarisma-del-mese.html' title='afArisma del mese'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkeH8tclM6I/AAAAAAAAADM/J2H4PacSZdc/s72-c/pictures%255Ccategory%255C1%255C2004%255Cgolf_30778.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1846116940820081548</id><published>2009-06-28T04:11:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:16:13.294-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>PATRIMONIO DI PHILIP ROTH - TENTARE DI PERDERSI</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkdR_laytKI/AAAAAAAAADE/HReOuUO5EMk/s1600-h/patrimony.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352336834971219106" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 220px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkdR_laytKI/AAAAAAAAADE/HReOuUO5EMk/s320/patrimony.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;Kipling diceva che si può concedere ad uno scrittore di creare una favola, ma non di sapere se è vera. Scrittori come Kipling si sottraggono a questa pseudonecessità, che spinge oggi tanti presunti esordienti a dire la loro. I romanzi che di questi tempi si producono assomigliano tanto a delle inchieste. Tutti a caccia della verità − e da qui il moltiplicarsi dei gialli in circolazione, manco la verità fosse una lucertola o un topo da stanare, per rifarci ad un’immagine tanto abusata nell’Amleto scespiriano. La trappola per topi è oggi ritornata di moda.&lt;br /&gt;Ma lo scrittore che fa questo, o che perlomeno si propone di fare questo, è uno scrittore fallito. Fallisce dal principio alla fine. Diamine, siete scrittori, non magistrati! (oggi le cose spesso coincidono, con esiti inattesi)&lt;br /&gt;Compito dello scrittore semmai è ricercare la bellezza, ricerca non meno ardua.&lt;br /&gt;Negli aforismi di Zürau, Kakfa congettura che la nostra cacciata dal paradiso, che credevamo la nostro condanna, con nostra infinita sorpresa, non è mai avvenuta. La tremenda punizione è invece essere stati resi ciechi all’Eden, questo paradiso di bellezza, che ci circonda sempre. La bellezza dunque secondo Kafka ci circonda sempre. Può essere il canto di una sirena o quello di un soprano, un paesaggio suggestivo e impressionista, una poesia ben recitata di Mario Luzi, il cappotto rosso della bambina in Schindler’s List. La bellezza affiora di rado, ma affiora.&lt;br /&gt;Patrimonio di Roth parte dal sottotitolo, che recita: una storia vera. Ma Patrimonio non è affatto una storia vera. La verità io non l’ho trovata da nessuna parte. E poi da che parte sta la verità? Patrimonio si rivela attraverso la sua schiettezza, attraverso la sua vena profondamente malinconica. Il recupero di qualcosa di dimenticato si fa spazio tra queste righe, che sanno tanto di sogno, e con un’immagine sognante finiscono e ci restituiscono a noi stessi. Nella malattia e in questa via crucis, Roth cerca innanzitutto la bellezza. La verità lo attira sì, ma come Ulisse egli si fa legare al palo dell’albero di maestra per non cedervi, per non restare ammaliato dal canto soave e avvolgente delle sirene.&lt;br /&gt;Kafka, ancora lui, ci ha narrato quest’episodio dell’Odissea, stravolgendolo. Nella finzione kafkiana l’eroe invece di restare solo legato al palo, si tura anche lui le orecchie con la cera che aveva usato per i suoi compagni. Crede che le sirene cantino senza sapere che egli non sente nulla. Sempre lui, eroe della Beffa. Ma le sirene questa volta, al suo passaggio, non fiatano. Sono mute. Quale interpretazione si confà meglio a questa meravigliosa parabola? La risposta mi è stata suggerita tempo fa dalla lettura di bellissimo saggio in rete sull’argomento che diceva pressappoco così: è meglio essere perduti per aver conosciuto la bellezza di questa melodia così soave, invece che essere salvi senza averla mai conosciuta.&lt;br /&gt;Patrimonio è un tentativo, bellissimo, di perdizione.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1846116940820081548?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1846116940820081548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/patrimonio-di-philip-roth-tentare-di.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1846116940820081548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1846116940820081548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/patrimonio-di-philip-roth-tentare-di.html' title='PATRIMONIO DI PHILIP ROTH - TENTARE DI PERDERSI'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkdR_laytKI/AAAAAAAAADE/HReOuUO5EMk/s72-c/patrimony.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1663007592199038468</id><published>2009-06-27T15:18:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:16:39.177-07:00</updated><title type='text'>CIAO MICHAEL E GRAZIE DELLO SPETTACOLO</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkaboP1nv4I/AAAAAAAAAC8/cB5e31krtnc/s1600-h/portrait-of-michael-jacks-001.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5352136322924920706" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkaboP1nv4I/AAAAAAAAAC8/cB5e31krtnc/s400/portrait-of-michael-jacks-001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1663007592199038468?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1663007592199038468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/ciao-michael-e-grazie-dello-spettacolo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1663007592199038468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1663007592199038468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/ciao-michael-e-grazie-dello-spettacolo.html' title='CIAO MICHAEL E GRAZIE DELLO SPETTACOLO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkaboP1nv4I/AAAAAAAAAC8/cB5e31krtnc/s72-c/portrait-of-michael-jacks-001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-726914791744202964</id><published>2009-06-23T09:44:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:17:14.702-07:00</updated><title type='text'>BARICCHINATE</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkEKgwt2HII/AAAAAAAAACk/695DtOJaAlI/s1600-h/baricco.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350569390242143362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 152px; CURSOR: hand; HEIGHT: 214px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkEKgwt2HII/AAAAAAAAACk/695DtOJaAlI/s320/baricco.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;B&lt;/strong&gt;ariccolo ha un’idea di letteratura basata sulle trovate. Leggete qua; scrive su un racconto di Carver:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sono andato dritto al più bello (secondo me) dei racconti di Carver: Di' alle donne che usciamo. Un marchingegno pressoché perfetto. Una lezione. (…) Ho iniziato a leggere. Da non crederci, gente. L' ha scelto anche Altman, per il suo America oggi, quel racconto. Piaceva anche a lui. Otto paginette e una trama molto semplice. Ci sono Bill e Jerry. Amici del cuore fin dalle elementari. Di quelli che si comprano la macchina metà per uno e si innamorano delle stesse ragazze. Crescono. Bill si sposa. Jerry si sposa. Nascono bambini. Bill lavora nel ramo grande distribuzione. Jerry è vicedirettore di un supermercato. La domenica, tutti a casa di Jerry che ha la piscina di plastica e il barbecue. Americani normali, vite normali, destini normali. Una domenica, dopo pranzo, con le donne in cucina a riordinare e i bambini a far casino in piscina, Jerry e Bill prendono la macchina e vanno a farsi un giro. Per strada incrociano due ragazze, in bicicletta. Accostano con la macchina e fanno un po' i fessi. Le ragazze ridacchiano. Non gli danno molta corda. Bill e Jerry se ne vanno. Poi tornano. Non è che sanno benissimo cosa fare. A un certo punto le ragazze posano le biciclette e imboccano un sentiero, a piedi. Bill e Jerry le seguono. Bill, un po' spompato, si ferma. Si accende una sigaretta. Qui il racconto finisce. Ultime quattro righe: "Non capì mai cosa volesse Jerry. Ma tutto cominciò e finì con una pietra. Jerry usò la stessa pietra su tutte e due le ragazze, prima su quella che si chiamava Sharon e poi su quella che doveva essere di Bill". Fine. Freddo, asciutto fino all' eccesso, metodico, micidiale. Un medico alla milionesima autopsia tradirebbe maggiore emozione. Puro Carver. Un finale fulminante, e un' ultima frase perfetta, tagliata come un diamante, semplicemente esatta, e agghiacciante. Quell' idea di impietosa velocità, e quel tipo di sguardo impersonale fino al disumano, son diventati un modello, quasi un totem. Scrivere non è stata più la stessa cosa, dopo che Carver ha scritto quel finale. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Bariccolo ha un’idea di letteratura basata sulle trovate. Quando penso ai suoi libri (mi capita molto di rado invero) penso a trovate, nella stragrande maggioranza dei casi disgustose e orrende, ma che piacciono a molti suoi adepti e lettori. &lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un’ idea di letteratura basata su trovate è un'invenzione di Bariccolo, bisogna rendergli il merito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Un giorno vidi in tv uno della sua scuola di scrittura creativa che dava dei consigli su come scrivere un racconto, con tanto di accortezze. Ne veniva fuori che la cosa più importante era attrarre subito l’attenzione del lettore, catturarlo con uno splendido (?) incipit e portarlo bum subito in alto. Tipo: un giorno Gregor Samsa si sveglia e si vede trasformato in un insetto. Bum. Quello è un incipit perfetto per i bariccoli. E basta. Veniva bocciato chiunque non si presentava con un’ idea simile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ovviamente anche il finale deve essere dei più sconvolgenti. Bisogna, sempre secondo i bariccoli, cambiare repentinamente la scena, stravolgere quello che il lettore crede, creare non delle sensazioni inaspettate ma dei sensazionalismi. Una frase messa lì, che metta in discussione quello che per te è una certezza è il massimo per questi omuncoli. E’ bastata quella frase finale nel racconto di Carver e per bariccolo: scrivere non è stata più la stessa cosa, dopo che Carver ha scritto quel finale. Bum. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;(Bum è una parola ricorrente nei suoi interventi)&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-726914791744202964?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/726914791744202964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/baricchinate.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/726914791744202964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/726914791744202964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/baricchinate.html' title='BARICCHINATE'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkEKgwt2HII/AAAAAAAAACk/695DtOJaAlI/s72-c/baricco.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-3713184685212025565</id><published>2009-06-23T05:47:00.000-07:00</published><updated>2009-06-25T07:27:38.407-07:00</updated><title type='text'>Dedicato a tutti gli snob, anzi i nob (snob è sine nobilitate)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkDRxg3s8dI/AAAAAAAAACc/enDptD3-J5w/s1600-h/beckett.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350507005883511250" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 246px; CURSOR: hand; HEIGHT: 320px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkDRxg3s8dI/AAAAAAAAACc/enDptD3-J5w/s320/beckett.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;P&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;rovate ad entrare in una libreria; anche le più grandi che vi vengono in mente. &lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E, scostandovi dalla folla che assale le fila dei libri in voga, tutta quella accozzaglia di gialli e thriller e misteri dell'oltretomba, avvicinatevi di soppiatto alla cassa, con fare alquanto dimesso. Quando arriva il vostro turno, alzate la testa e chiedete di poter consultare l'opera di Beckett. Precisamente l'opera completa di Samuel Beckett. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vi guarderanno stupiti, non con ammirazione, s'intende, perché dopo cento Moccia finalmente un nome come si deve, ma vi guarderanno stupiti perché non hanno capito la domanda. La gente è tanta e c'è troppo rumore. Gentilmente la ripetete. In fondo avete chiesto l'opera completa di un grande scrittore, forse il migliore del novecento. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Vi riguarderanno stupiti. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Come ha detto? vi domanderanno certamente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;B e c k e t t, scandite voi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Con la k in mezzo? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sì, con la k in mezzo e la doppia t finale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Intanto guarderete sul bancone la striscia dei vari moccia e faletti e bariccoli. Al che il cassiere attirerà la vostra attenzione e vi chiederà: Samuel? Beckett Samuel? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Proprio lui. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Al momento abbiamo disponibile solo un titolo.&lt;br /&gt;Trepidante chiedete: qual'è? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Aspettando... &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Godot, lo anticiperete. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Sì proprio quello. Molto divertente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E tutto il resto? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;C'è da aspettare, aspettare, aspettare. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Aspettare chi? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Silenzio. Non si muove. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Godot, naturalmente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Si sognerebbero in Francia, in Inghilterra, di avere fuori dalla più grande libreria i migliori titoli di Beckett? Non credo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;L'Einaudi ha colpe? Beckett non vende; in fondo è un problema suo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Usciamo dalla libreria ancora più dimessi. La giornata, che era soleggiata, adesso è nuvolosa, un accenno di pioggia. Le parolacce vengano alla mente con ricorrenza. La vita è dura. Del resto Beckett lo diceva. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;"Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un'istante, ed è subito notte". &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Ci avviamo? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-3713184685212025565?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/3713184685212025565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/dedicato-tutti-gli-snob-anzi-i-nob-snob.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3713184685212025565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/3713184685212025565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/dedicato-tutti-gli-snob-anzi-i-nob-snob.html' title='Dedicato a tutti gli snob, anzi i nob (snob è sine nobilitate)'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkDRxg3s8dI/AAAAAAAAACc/enDptD3-J5w/s72-c/beckett.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-7316620636785098339</id><published>2009-06-23T05:28:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:17:34.713-07:00</updated><title type='text'>VERBA VOLANT</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;iflettevo sul fatto che alcuni grandi uomini decisero di non scrivere, come fece Socrate o Cristo o, mi pare, Pitagora. E che ritennero sempre superiore l'insegnamento orale, magari nelle piazze (Pitagora sta per colui che persuade in piazza), alla parola scritta. Probabilemente ebbero ragione, nonostante il famoso proverbio: Verba volant, scripta manent. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Anzi credo si riferissero proprio a questo proverbio e lo leggessero con occhi diversi: gli scritti sono statici, fissi, rimangono immoti, le parole no, le parole volano, meravigliosamente e miracolosamente, si librano pure e irragiungibili come un falco alto levato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5350499633487431154" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 191px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkDLEYjgRfI/AAAAAAAAACU/iIaoJq3kT2w/s200/socrate.jpg" border="0" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-7316620636785098339?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/7316620636785098339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/verba-volant.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7316620636785098339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7316620636785098339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/verba-volant.html' title='VERBA VOLANT'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SkDLEYjgRfI/AAAAAAAAACU/iIaoJq3kT2w/s72-c/socrate.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-5906445692449637599</id><published>2009-06-19T16:20:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:26:09.807-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teatro'/><title type='text'>LA FACCIA DI DIO NELLE TENEBRE</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/Sjwd_btnxlI/AAAAAAAAACM/QaxjoEnYWDs/s1600-h/macbeth3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349183433017378386" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 229px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/Sjwd_btnxlI/AAAAAAAAACM/QaxjoEnYWDs/s200/macbeth3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;opo il prologo delle tre Weird Sisters, le Sorelle fatali, che decidono di incontrare Macbeth nella brughiera, le prime battute del dramma scozzese vengono pronunciate dallo sfortunato re Duncan che dice:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;Chi è quell’uomo &lt;span style="color:#ff0000;"&gt;insanguinato&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;Quell’uomo insanguinato altri non è che un fedele combattente del suo esercito che viene a riferirgli le ultime notizie dalla battaglia. E del valore di alcuni suoi uomini, come i due generali: Macbeth e Banquo. Ma come spesso avviene in Shakespeare, quelle parole, monito iniziale e quindi non messe a caso, continuano a tenerci bordone lungo il corso dell’intera tragedia. Continuano a tormentarci con quella loro aura profetica ed enigmatica, quasi fossero il rauco gracidare dei corvi che affollano le notti scozzesi e impediscono di dormire. Continuano a porci assiduamente un problema di identità: Chi è mai quell’uomo insanguinato? E’ l’uomo che è stato ucciso o colui che uccide? Macbeth risponde ad entrambe le questioni; lui uccide, lui è ucciso. Eppure per quanti sforzi egli faccia per definirsi, nulla gli riesce più difficile che darsi un nome, egli stesso non vuole conoscerlo – così come i barbari si rifiutavano di conoscere il vero, però segreto, nome di Roma, che la storia non ci ha trasmesso, perché conoscere e diffondere il vero nome di qualcuno equivale a possederlo, e ciò sarebbe costata la vita a molti di loro. La vera Roma possiederà ma non sarà mai posseduta. Agli occhi del mondo egli è Macbeth, il sanguinario, ma agli occhi di se stesso? Come ogni natura in Shakespeare, l’anima infinita di Macbeth è incomprensibile a se stessa, cosicché egli fu, per consegnarvi una splendida immagine tratta da &lt;em&gt;L’âme de Napolèon&lt;/em&gt; di Léon Bloy - che leggo e rileggo in questi giorni furenti, “egli fu, sulla soglia della sua anima, il Mendicante dell’infinito, il Mendicante sempre ansioso della sua fine ignorata e che non poteva capire… egli morì, in capo al mondo, a mani vuote e il cuore spezzato, col peso di molti milioni di agonie”. E’ vero, &lt;em&gt;milioni di agonie&lt;/em&gt; sono le parole giuste. Se è vero che l’uomo coraggioso muore una sola volta, è altrettanto vero che l’uomo timoroso prima della sua fine muore almeno un milione di volte. La potenza del Macbeth è tutta qui: farci vivere queste morti lente, atroci, ad una ad una, senza risparmiarci nulla di nulla, perpetrando un finale che è l’ultima delle tante scorrerie. Perché Macbeth è immerso nel sangue fino al collo, e ritornare indietro sarebbe non meno brutale che l’andare avanti. Per Macbeth non esiste un delitto definitivo. E anche quando sembra esserci, i morti risorgono dalle tombe con troppi squarci sul capo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pallidi giorni si levano sulle sconsolate lande di Scozia. Cavalli abbattono i recinti e si mordono l’un l’altro, la terra tutta è un fermento, febbrilmente avvolta dal manto delle tenebre. E in questa cornice si consuma l’oscura sorte dei coniugi Macbeth, sulla cui libertà di agire si stende l’ombra del nostro sospetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanta libertà c’è in Macbeth?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era stato deciso già tutto da quelle Sorelle fatali e dalle loro visioni? Il destino di Macbeth non è più comprensibile di quello del suo oscuro artefice, che ci lasciò un epitaffio così poco consono al suo stato e poco più che una firma leggibile? E’ ancora il venerabile Léon Bloy che mi viene - ci viene in soccorso. La nostra libertà è solidale con l’equilibrio del mondo. Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalità nell’infinito, così scrive, così leggo. Ogni uomo che fa un atto libero proietta la sua personalità nell’infinito. Possiamo dire dunque che egli tesse così la trama del mondo, con le sue decisioni. Ma se malauguratamente quest’uomo, che noi reputiamo valoroso sano onesto saggio, dà di malanimo un soldo a un povero, questo soldo trafora la mano del povero, cade, trafora la terra, fende i pianeti, attraversa il firmamento e compromette l’universo. Scompagina l’architettura del mondo. Macbeth diventa un simbolo per tutti noi di quell’”incomprensibile accordo del libero arbitrio e della prescienza divina”. Macbeth “è la faccia di Dio nelle tenebre”. Ho visto pochi giorni fa la stupenda rappresentazione di Gabriele Lavia, e nel momento del banchetto regale, quando i convitati invitano il re a sedersi al suo posto, sulla scena è presente una sedia molto grande sul cui schienale è disegnata chiaramente una croce. Macbeth non si siederà su quella sedia a differenza dello spettro di Banquo. Dio ho l’impressione che lì stia a simboleggiare Macbeth stesso. Un Macbeth impaurito, solo, preda della follia che va incontro al suo destino, e non osa guardarsi dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La più intensa tragedia scespiriana consegna alla storia un re spietato e folle. La nostra immaginazione e il nostro subconscio però lo redime, perché egli oggi è meno cattivo di quel che ha creduto la dinastia di re Giacomo. Oggi dopo Raskolnikov e Lord Jim siamo tutti più clementi verso i nostri assassini. Taulero diceva che il cielo si trova nell’anima dell’uomo e che Dio si compiace di soggiornarvi. E aggiunse che anche i cattivi portano il cielo dentro se stessi, ma non sanno entrarvi. E il più grande supplizio dei dannati è appunto sapere che hanno dentro di loro il cielo e Dio, senza poter però mai godere dell’uno e dell’altro. Macbeth, continuo a dire, è la faccia di Dio nelle tenebre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-5906445692449637599?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/5906445692449637599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/la-faccia-di-dio-nelle-tenebre.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5906445692449637599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/5906445692449637599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/la-faccia-di-dio-nelle-tenebre.html' title='LA FACCIA DI DIO NELLE TENEBRE'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/Sjwd_btnxlI/AAAAAAAAACM/QaxjoEnYWDs/s72-c/macbeth3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-7710561026241196817</id><published>2009-06-19T16:06:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:20:31.206-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>I SASSOLINI DI ALICE MUNRO</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwbXgM0W-I/AAAAAAAAABg/XSIoLGs20oU/s1600-h/6a00d8341c684553ef00e5505e436c8833-800wi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349180548003945442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 124px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwbXgM0W-I/AAAAAAAAABg/XSIoLGs20oU/s200/6a00d8341c684553ef00e5505e436c8833-800wi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;I &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;lettori moderni di Alice Munro, tra i quali figuro, sono dei lettori senza colpa e senza speranza. Come Mosè o come i discendenti dei Laidlaw – la famiglia della scrittrice - possono vedere la terra promessa dall’alto di una rocca, ma&lt;br /&gt;ignoreranno gli effetti della sua conquista. Leggono le pagine della Munro con quella che Coleridge chiamò &lt;em&gt;a willing suspension of disbelief&lt;/em&gt; , una sospensione volontaria dell'incredulità. Si abbandonano al piacere della narrazione tout court abbassando le ultime difese, pure le tapparelle e facendo scorrere le storie attorno a loro per un po’, prima di una crepuscolare simbiosi. Nonostante questo però ignorano il viaggio appena intrapreso da questi racconti nel futuro. Un viaggio chiamato arricchimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La meraviglia che tallona noi lettori nelle sue finzioni è talmente vasta che l’incredulità, questo scoglio notevole per i lettori di Dostoevskij &amp;amp; Co., come in una fabula shakespeariana, cessa all’istante. Saremmo disposti a quel punto a credere a tutto, comparissero pure unicorni o centauri sulla scena. Sfortunatamente per me, educato da una madre convinta che la miglior cosa fosse la verità ai suoi figli sempre, non spuntano. Sapevo che gli unicorni non esistevano già a 4-5 anni. Non mi è mai sembrato giusto.&lt;br /&gt;A proposito di famiglia. Hanno detto che la facile dimestichezza della Munro con i caratteri, quell’innata arte del nascondiglio dietro una penna che ha in sé tutti i colori dell’iride, altro non sia che una questione di inadeguatezza e di disagio. Immancabilmente l’indice interrogativo e ammonitivo degli avi, vissuti nelle lande di Scozia nell’anonimato dei giorni, si alza chiedendole un prezzo molto alto. Ed ella scompare dietro la cristallina trasparenza del suo stile, come sommersa in un oceano di colpa e vergogna per aver osato. Tutte le sue donne, se possiamo riconoscere loro un denominatore comune, osano qualcosa: abbandonano mariti, si distendono sotto meli in fiore in proprietà altrui, leggono mentre dovrebbero solo stirare bene le camicie e rifinire meglio le asole.&lt;br /&gt;La vista da Castle Rock – uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi anni - è un libro estremamente intenso. E’ una saga, però non al modo di Garcia Marquez, che sarebbe nulla, ma a quello più raro dei grandissimi poeti inglesi. La Munro si aggira in mezzo alla sua vita e a quella dei suoi antenati cercando di cavare da un’ostinata materia il suo libro. Terminata l’ultima bellissima pagina non si può che immaginarlo come una severa rivendicazione di dignità e di rispetto per il suo mestiere di scrittrice. La Munro, incurante di tutto attorno a lei (mass media, critici, pubblico di lettori), ha offerto alla sua discendenza un documento umanissimo e profondissimo, nel quale fustiga se stessa per aver saputo scrivere storie, e non mungere vacche un'intera vita. Mai come in questo libro il tempo delle storie delle Munro si dilata fino ai limiti di resistenza. E’ un tempo che segue a meraviglia l’intensa immagina offerta da quei versi di un poeta basco che recitano così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Scorre il fiume notturno delle ore &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;em&gt;dalla sorgente che è l’eterno domani&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Siamo abituati ad immaginare il tempo come un fiume che scorre insieme a noi, fianco a fianco, verso il futuro, ma non ad immaginarlo come un fiume che invece ci viene incontro dal domani, che ci investe con forza. Ecco perché nei suoi racconti lo sentiamo. Un fiume che scorre non dal passato, ma verso il passato, verso di noi. Questo è il tempo della Munro.&lt;br /&gt;Quando si parla di una scrittrice, il meno che uno possa fare è tirare in ballo il nome di Virginia Woolf. Tiriamolo. Virginia Woolf una volta ha detto che “è la capacità di ricevere scosse che fa di me una scrittrice”. Le scosse della Woolf sono quelle epifanie joyciane, quei momenti dell’essere in cui la realtà trova il suo approdo più intenso. Io ho sentito spesso parlare delle Munro in termini di scosse. Si dice che le sue storie procedano senza particolari scosse, in modo piano e regolare. Non la penso così. Leggete La vista da Castle Rock. E’ un terremoto continuo. Si sentono vibrazioni in ogni pagina, in ogni descrizione. Il problema è che tutti i bariccoli del mondo ci hanno abituato alla spettacolarizzazione, non allo spettacolo. La Munro, alla ricerca del proprio sé, invece ci delizia con spettacoli continui. Ed è strano che abbia deciso di annunciare, poi smentendo, che non avrebbe più scritto nulla dopo questo libro, che affonda nella memoria e nella storia della sua famiglia. Probabilmente perché quello che lei ha sentito è l’ “appressamento della morte”. E mai come alla fine della propria vita, il circolo tenta di chiudersi lì dove era iniziato. Eraclito ci ha detto infatti questo: che in un cerchio la fine si confonde con l’inizio. E Maria Stuarda, regina di Scozia e in quanto tale dello stesso sangue della Munro, fece incidere sul suo anello preferito - un cerchio appunto - le parole &lt;em&gt;In my end my beginning&lt;/em&gt; , nella mia fine, il mio inizio.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Succede perlopiù quando diventiamo vecchi, quando i nostri futuri cominciano a chiudersi e non riusciamo più ad immaginare quello dei figli dei nostri figli, a volte nemmeno a crederci. Non sappiamo resistere alla tentazione di frugare nel passato, scartando testimonianze poco attendibili, collegando nomi isolati e date incerte e aneddoti, aggrappandoci a fili, volendo stabilire a tutti i costi un legame con i morti e perciò con la vita. (...) Ora tutti questi nomi che ho registrato si uniscono ai vivi nella mia mente, e alle cucine perdute, al lustro bordo di nichel delle vaste e maestose stufe nere, agli scolapiatti di legno fradicio che non asciugavano mai, alla luce gialla della lanterna a olio. Il bricco del latte in veranda, le mele in cantina, i tubi della stufa che uscivano dai buchi nel soffitto, la stalla intiepidita d'inverno dai corpi e dai fiati delle mucche - quelle mucche che ancora incitavamo con gli stessi richiami già comuni al tempo di Troia. Il freddo salotto incerato dove sistemava la bara quando moriva qualcuno. E in una di queste case - non ricordo di chi - un incantevole fermaporta, una grossa conchiglia di madreperla che riconoscevo come messaggera di luoghi vicini e lontani, perchè ptevo portarla all'orecchio, quando in giro non c'era nessuno a impedirmelo, e sentire il battito formidabile del mio stesso cuore, e del mare.&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-7710561026241196817?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/7710561026241196817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/i-sassolini-di-alice-munro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7710561026241196817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/7710561026241196817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/i-sassolini-di-alice-munro.html' title='I SASSOLINI DI ALICE MUNRO'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwbXgM0W-I/AAAAAAAAABg/XSIoLGs20oU/s72-c/6a00d8341c684553ef00e5505e436c8833-800wi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-1816655534916271855</id><published>2009-06-19T15:58:00.000-07:00</published><updated>2009-06-29T15:20:50.270-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>QUALE VIAGGIO T'HANNO DATO I VENTI</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwY-CacW1I/AAAAAAAAABQ/jFjTWp3U90s/s1600-h/Slipstream-Anthony-Hopkins-Immagini-dal-film-4_mid.jpg"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349177911488043858" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 112px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwY-CacW1I/AAAAAAAAABQ/jFjTWp3U90s/s200/Slipstream-Anthony-Hopkins-Immagini-dal-film-4_mid.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;Che mi riserva rivederti, amore, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;quale viaggio t’hanno dato i venti? &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;font-size:130%;"&gt;L’amore che si lascia fuggire è pieno di vento e di rimpianto e non c’è modo di recuperarlo. Lo immaginiamo incastonato tra le corde melanconiche di mille violini; un giro di fisarmonica e tutto ci sembra irrecuperabile e lontano nel tempo. Rincontrarlo vorrebbe dire l’analisi dei propri fallimenti e c’è un poco di morte in un amore fallito. Non tutti siamo pronti ad affrontarla, non tutti possiamo guardare in faccia la nostra Euridice, se non al prezzo della nostra scomparsa, del nostro annullamento. Una volta ho letto un poeta che parlava di quale sacrificio per l’anima possa essere guardare in faccia un amore che abbiamo perduto. Tanto vale che ci vediamo in una cassa, col cappello ai piedi e le dita intrecciate. Ricordo un verso, la poesia è di Quevedo; la sua donna, probabilmente un amore perso ma ancora bruciante, si copre gli occhi con una mano, e il poeta dice che quel fuoco che si spegne al cessare della vista dei suoi occhi è comunque compensato dalla delicatezza, come neve, delle sue mani – romanticone, come me ;) - però, dice, non cessa la morte che mi dai. &lt;em&gt;Non cessa la morte che mi dai.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dei modi con cui indagare la propria vita, quello dell’annullamento è sicuramente il più curioso e il più severo. Possiamo accettare di tutto, ma non di essere passati invano. In Ishiguro, tutta la realtà si copre di cenere, e per quanto essa abbia il sapore acre della sconfitta, ciò non ci impedisce di cercare di sapere &lt;em&gt;come&lt;/em&gt; andrà a finire. La tristezza, insomma, non ci distoglie. Mi capita di rado di visitare romanzieri dove, per dirla con Lukàcs, il tedio diventa drammatico, la solitudine diventa dialogo, la mediocrità assume un carattere poetico. In Ishiguro tutto questo avviene. Stevens, un maggiordomo molto maggiordomo, si prepara al grande viaggio della sua vita. E’ un uomo tirato a lucido. A bordo di una Ford, andrà a trovare una sua vecchia amica di cui è stato ed è innamorato. Il viaggio è, come c’è da aspettarsi, un viaggio nell’inconscio. E Freud ha ragione quando dice che l’inconscio non fa altro che desiderare. Stevens desidera tutto. Convincersi di aver servito una giusta causa, convincersi che ci sarà ancora qualcosa da recuperare in quest’ultima fase della vita, convincersi che tutto quello che si è stati è perché così doveva essere. Stritolati dalla malinconia, subiamo tutte le umiliazioni che Ishiguro ci impartisce nel suo gran romanzo del “Se…”, perché i desideri di Stevens verranno a poco a poco traditi. Bottone dopo bottone. Che mi riserva rivederti, amore, quale viaggio t’hanno dato i venti? L'oscuro avvolge questi giorni chiari, circola forse in questa luce densa qui dove a macchie dondolanti o ferme filtra oro ed il vino matura. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-1816655534916271855?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/1816655534916271855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/quale-viaggio-thanno-dato-i-venti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1816655534916271855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/1816655534916271855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/quale-viaggio-thanno-dato-i-venti.html' title='QUALE VIAGGIO T&apos;HANNO DATO I VENTI'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwY-CacW1I/AAAAAAAAABQ/jFjTWp3U90s/s72-c/Slipstream-Anthony-Hopkins-Immagini-dal-film-4_mid.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5848409990450823645.post-975463470041781998</id><published>2009-06-19T14:28:00.000-07:00</published><updated>2009-06-20T05:16:37.094-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>Insana Felicità</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwG-UaHQyI/AAAAAAAAABA/699obPPk-T4/s1600-h/jolanda.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349158125109199650" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwG-UaHQyI/AAAAAAAAABA/699obPPk-T4/s200/jolanda.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;S&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;aturo di un’insana felicità, come direbbe un mio amico, ho letto fino alle lacrime lo splendido libro della poetessa messinese, dal titolo tremendamente bello: &lt;em&gt;La tagliola del disamore&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Del resto Jolanda Insana ci aveva abituato a titoli così suggestivi e magnetici, uno fra tutti il bellissimo Fendenti fonici, dove sono racchiuse quelle “coltellate di bellezza” che l’Insana, calandosi la visiera, vibra a chi le si fa incontro. Come una schermitrice olimpica della poesia. Per una convenzione da più parti condivisa, si è portati a dire che l’amore spesso è una trappola. Jolanda insana ci dimostra invece una tesi contraria. E’ il disinganno amoroso, è la perdita dell’affetto, è il logoramento della passione che finisce per privarci di vita e intrappolarci in un circolo senza fine. Viandanti in una terra di addii senza angeli che ci possano salvare. &lt;em&gt;Potenza della morte/ oppongo fuoco vivo&lt;/em&gt;, dice. Un fuoco che è destinato però a spegnersi (pure sapendo che muoio) in assenza di corpi, di flutti, di bevute di vino in compagnia.&lt;br /&gt;Prima tra tutti, pesa l’assenza materna, fisica, dolorosa. Nella nostra vita abbiamo perso o perderemo tutti una sola persona, nostra madre. Nella madre mesta, popolare, Jolanda Insana vede il dono dell’amore incommensurabile, la stilla divina della sottrazione a se stessa.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non conta la cosa che si dà, (…) conta la creatura a cui si pensa e si dà la cosa, e per non sbagliare è sempre meglio dare che contare&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;La madre come colei che offre sempre qualcosa.&lt;br /&gt;Che si piega a raccogliere la paletta sottratta dalle onde al bambino frignante, con le dita storcinate dall’artrite. Quella madre che nutre a panecotto e biancomangiare, che ti soppesa compunta, come fa la gatta che lecca e accarezza con gli occhi la mìciola smunta. Che si incammina di notte in pellegrinaggi alla Madonna nera, che accende candele contro il male e i diavoli che sotto forma di vermi entrano nella pancia di ogni mortale, che aspetta per la cena del ritorno e dice mangia, mangia che sei troppo magra.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Più non riconcilierà Abele e Caino &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;e a Pasqua non cucinerà l’agnello &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;per i figli che tornano a casa.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Insana sembra avvertirci. Non si salveranno i fantasmi. Ci salveremo noi se abbiamo opposto alle tagliole del disamore i nostri fieri occhi d’acciaio, come la Clizia montaliana. Spacca la melagrana, ci dice la poetessa, e scarta la scorza che allappa, tinge di nero le dita e smorza i bottoni delle papille. Sentiamo così il brivido whitmaniano della vita oltre la vita:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;schiaccia e succhia la frescura rubina.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;Give Peace a Chance&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5848409990450823645-975463470041781998?l=giuseppe40.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://giuseppe40.blogspot.com/feeds/975463470041781998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/insana-felicita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/975463470041781998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5848409990450823645/posts/default/975463470041781998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giuseppe40.blogspot.com/2009/06/insana-felicita.html' title='Insana Felicità'/><author><name>giuseppe quaranta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00427282657221612784</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwcbeGDDGI/AAAAAAAAABs/eC5INR5vmoY/S220/Io+in+bianco+e+nero.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dxvq7umFYLY/SjwG-UaHQyI/AAAAAAAAABA/699obPPk-T4/s72-c/jolanda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
